RITORNI


Lo Schiaccianoci di Amedeo Amodio. Al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Lo Schiaccianoci di Amedeo Amodio. Al Teatro degli Arcimboldi di Milano.

Lo Schiaccianoci di Amedeo Amodio è in tournée nei teatri italiani. Creato a Reggio Emilia, andò in scena al Valli nel 1989 con Elisabetta Terabust e Vladimir Derevianko. Il coreografo, formazione scaligera e guest nei più importanti teatri, l’aveva creato per quella bella e allora nuova compagnia che era l’Aterballetto, che dirigeva. Erano gli anni delle sperimentazioni, dei sodalizi con importanti personaggi del mondo dell’arte, della voglia di mettere la firma su qualcosa di particolare, unico, senza badare troppo ai critici e alle critiche. Anche se noi eravamo lì ansiosi, sicuri di assistere a qualcosa di particolare. E non fummo traditi. Amodio dalla sua aveva un gran bel gruppo di danza – la miglior compagnia esterna ai teatri tradizionali – e le idee. Ecco allora il successo di questa versione di Lo Schiaccianoci che sa allontanarsi e avvicinarsi a quelle più tradizionali in un bel gioco di ombre (Teatro Gioco Vita) e di scene firmati da Emanuele Luzzati come i costumi, bellissimi e importanti. Oggi è proposto dalla compagnia Daniele Cipriani Entertainment Staff, un gruppo scelto tra i bravi ballerini che danzano nei maggiori teatri italiani come Alessandro Macario del Teatro San Carlo di Napoli, Rebecca Bianchi e Alessio Rezza dell’Opera di Roma e l’ospite Ashley Bouder dal New York City Ballet che si dividono le parti dei protagonisti nelle recite (li abbiamo visti agli Arcimbldi di Milano) e questo ci fa pensare a quanto manchi una buona compagnia di classico. Avremmo tutto: danzatori, coreografi, ripetitori, étoiles ecc., manca naturalmente il mecenate di turno, naturalmente “illuminato” e qualcuno che riesca a spiegargli che un buon spettacolo fa cassetta. A rivedere oggi questo Schiaccianoci, corre subito il pensiero al genere Tim Burton, ma qui parliamo di trent’anni fa e allora ci sorge il dubbio che negli anni il coraggio e la fantasia dei nostri più giovani coreografi si perdano nelle pieghe di una danza cruda, senza sogni e senza sodalizi artistici e culturali.

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