ELISABETTA TERABUST


Si è spenta a Roma, all’età di 71 anni, Elisabetta TERABUST. Si è spenta a Roma, all’età di 71 anni, Elisabetta Terabust.

Alla notizia della morte di Elisabetta Terabust è tornata alla mente la sua immagine di venditrice di violette seduta solitaria su una panchina intrecciare uno struggente pas de deux con Charlot (Luigi Bonino) in Charlot dance avec nous di Roland Petit, andato in scena al Théâtre du Gymnase di Marsiglia nel 1991. Per il coreografo francese in questi anni era diventata la sua musa, le aveva creato un particolare Schiaccianoci nel 1976 per l’Opera di Parigi e al Festival di Nervi del 1974 era stata la protagonista del suo Notre Dame de Paris. Aveva un fascino particolare, Elisabetta, e una duttilità fisica adatta al repertorio classico, nel quale ha danzato tutti i ruoli, ma anche per la sua linea, mantenuta con una determinazione ammirevole, a quello contemporaneo. Ha danzato con i migliori danzatori del periodo come Rudolf Nureyev, Eric Bruhn, Paolo Bortoluzzi, Patrice Bart. Con la sua partecipazione alle novità introdotte dalla compagnia Aterballetto, fondata e guidata da Amedeo Amodio, Elisabetta Terabust ci portò nel mondo astratto del bel Ai limiti della notte e nello splendido Steptext di William Forsythe. Poi riindossò i panni shakespeariani nel Romeo e Giulietta, creato per lei dallo stesso Amodio come per Schiaccianoci. Nata a Varese nel 1946 come Elisabetta Magli, in arte Terabust, si trasferì piccola a Roma dove percorse dalla scuola dell’Opera tutti i gradini sino a diventare prima ballerina nel 1966. Qui danzò tutti i ruoli anche quelli moderni come Les Biches della Nijinska, Estri di Milloss, Apollo Musagète di Balanchine, Kontacte di Urbani. Sempre alla ricerca di nuove esperienze e con una vena malinconica nel cuore nel 1974 approda al London Festival Ballet. Qui conosce Peter Schaufuss del Balletto Reale Danese, è passione, e con lui dà una particolare impronta allo stile bournoville. Per lei Schaufuss ricrea il balletto Napoli che sarà riproposto con grande successo nel 1981 per i Balletti del Canada e nel 1988 al San Carlo di Napoli. A lei si deve la nomina a primo ballerino di Roberto Bolle, negli anni in cui diresse il Ballo al Teatro alla Scala e anche l’ascesa di Massimo Murro. Precedentemente era stata direttrice all’Opera di Roma per concludere la sua carriera direttiva al San Carlo di Napoli. Sempre con la sua leggerezza, la sua grazia velata da quella inconfondibile tristezza che donava spessore alle sue interpretazioni.
Sarà ricordata al Teatro alla Scala il 10 marzo quando andrà in scena, tra gli altri, il Bolero di Maurice Béjart, danzato per la prima volta da Roberto Bolle. Sarà il suo tributo, del Teatro alla Scala e del pubblico tutto a Elisabetta Terabust.

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