GOLDBERG SCALIGERE


Teatro alla Scala di Milano. Teatro alla Scala di Milano. Heinz Spoerli. Goldberg – Variationen.

Anche se create da Heinz Spoerli per Düsseldorf nel 1993, Goldberg – Variationen sono un tuffo nella seconda metà del secolo scorso, quando imperante – Balanchine docet – era il coinvolgimento totale di musica e scrittura coreografica. Il pubblico si abbandonava fiducioso all’astrazione, le orecchie si tendevano alla buona musica, gli occhi ai colori e alle nuove modellazioni coreografiche e l’animo vibrava. E’ su questo sentiero che Spoerli, dopo molta esperienza anche come danzatore in Europa e in America, tanta sensibilità musicale e tante creazioni in territorio svizzero, che alla fine del secolo crea le “sue” Goldberg-Variationen. Dopo venticinque anni approdano ora al Teatro alla Scala (in scena sino al 22 marzo). Heinz Spoerli conosce bene il corpo di ballo scaligero e il Teatro, vi ha portato già nel 1987 la sua bella Fille mal gardée (perché non riprenderla?) con protagonista Carla Fracci, alla prima in sala attentissima alle performances della compagnia. Ma il coreografo ha animato con la danza anche le opere dirette da Riccardo Muti (e sappiamo quanto il maestro sia esigente con i coreografi) l’Armida nel 1996 e l’Europa Riconosciuta nel 2004, spettacolo che ha aperto il Teatro dopo il restauro. Ma ancora Spoerli ha inaugurato con le sue Cello Suites nel 2015 il progetto del Sovrintendente Pereira di offrire, una all’anno nella stagione, una composizione coreografica “da camera”. Mantenuto l’impegno, le Goldberg-Variationen riportano il livello artistico al primo spettacolo. E’ questa una partitura, qui presentata in versione pianistica, da Alexey Botvinov alla sua trecentesima volta, che si offre al coreografo come un fiore dai trenta petali, che egli “dipinge” per costruzioni semplici e leggere e con colori “primari” per gli accademici dei danzatori. Poi con lo sfogliare dei petali i colori si fanno secondari nei costumi e le modellazioni diventano più complesse, si arricchiscono di passi a due e gruppi più costruiti. Claudio Coviello riluce di perfezione come Vittoria Valerio. La coppia Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko offrono il passo a due più lirico, mentre Martina Arduino e Marco Agostino quello più morbido. Ma tutta la quarantina di ragazzi, scelti soprattutto tra i più giovani, sono all’altezza della complessa coreografia e danno sfoggio di una tecnica forte, fluida e già interpretativa. Titolo, forse di minore appeal rispetto alle offerte della stagione ma, grazie anche a Bach, seduce profondamente. Da non perdere.

www.teatroallascala.org

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