TEATRO ALLA SCALA


Teatro alla Scala di Milano. Giselle. Nella foto di Brescia-Amisano, Nicoletta Manni. Teatro alla Scala di Milano. Giselle. Nella foto di Brescia-Amisano, Nicoletta Manni.

Applausi, emozione, contentezza del pubblico, tutti i necessari ingredienti del successo per l’evergreen d’eccellenza che è il balletto Giselle in scena al Teatro alla Scala sino al 28 ottobre, con Roberto Bolle e Svetlana Zacharova alla testa del folto gruppo di interpreti che si alternano nelle repliche (Vittoria Valerio il 18 ottobre con Antonino Sutera e il 28 con Timofej Andrijashenkoo, Nicoletta Manni il 25 con Claudio Coviello, Lusymay Di Stefano il 27 con Marco Agostino). Questa storia d’amore sospesa tra terra e cielo fa sempre sognare, ma nei tanti anni di messa in scena molte cose sono cambiate. Roberto Bolle, depositario ormai di importanti lasciti artistici da Bruhn a Nureyev, rimane l’interprete più aderente al personaggio di Albrecht: è spavaldo e incosciente quel tanto che basta a essere un credibile rampollo aristocratico, mentre – e l’abbiamo visto in queste recite – nell’atto bianco prende coscienza dell’accaduto con una drammaticità, anche personale. E’ evidente il lavoro di scavo fatto negli anni. E’ Svetlana Zacharova, danzatrice lirica per eccellenza, che si è costruita una sua Giselle, molto personale come capita ad altre star russe. La sua interpretazione è difficile da collocare come continuum delle gloriose e storiche Giselle. Certo la danza classica negli ultimi decenni tecnicamente è cambiata, ma rivestire l’eroina romantica completamente delle nuove allure tecniche, snatura lo stile del balletto. E non difendiamo certo un ritorno filologico dell’opera. Ci pare però che negli ultimi tempi si siano persi i momenti fondamentali, quelli che alzavano la tensione nel pubblico e che a qualcuno facevano venire pure le lacrime agli occhi. Parliamo del gioco della margherita, divertente e spiritoso (a Nureyev veniva sottratto il posto sulla panchina), la scena della pazzia con una escalation di drammaticità, non solo nella musica e nei passi, ma sottolineata dalle luci e da coupe de théâtre dove Carla Fracci è stata maestra. E poi ci è sembrata sparita la magia di quelle nove, dieci pirouette di presentazione di Giselle a Mirtha, la regina delle Villi (ottima Nicoletta Manni, che nelle repliche sarà anche Giselle). Sono velocissimi solé che anticipano anche una serie di difficili passi, ma servono con quei leggerissimi veli che l’avvolgono a farne di Giselle una visione ultraterrena. Ecco il tutù romantico per eccellenza, che le étoiles ormai personalizzano, per la Zacharova il corpino è da abito da sera. Come nel primo atto dove la protagonista non porta più un abito simile alle sue amiche contadinelle. Negli anni anche lo stesso riallestimento si è asciugato e astratizzato, è sparita la vendemmia e le luci si ammorbidiscono solo al calare del sipario. Il quadro restituitoci oggi da Roberto Bolle e Svetlana Zakharova è dolce e drammatico (l’uso così intenso del violino al servizio dei danzatori nel secondo atto giova molto). Abbiamo trovato tutti i fiori più limpidi della tecnica odierna compresi molti passi al rallenty, ma pensiamo che forse è giunto il momento di rileggere lo stile di questo balletto, che è molto differente dagli stili che contraddistinguono gli altri del repertorio, alcuni dei quali come Giselle, sospesi tra terra e cielo, ma tanto diversi tra loro.

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