LINDSAY KEMP


LINDSAY KEMP Lindsay Kemp: il potere alla fantasia.

Come nei suoi magici spettacoli, ci conforta pensare a Lindsay Kemp come a un folletto dal viso da Pierrot e che sia solo e per poco sparito dentro a un fascio di luce oggi a Livorno. Città, questa, dove risiedeva da anni avendola trovata un luogo che gli ricordava l’inglese isola natale, ma con abitanti più accoglienti. Sembrava a tutti che vivesse in un anonimo condominio, ma la casa era stata costruita sul vecchio teatro Politeama e Kemp diceva di sentire la presenza dei vecchi attori. Qui ha creato le ultime opere e insegnato anche poche ore prima di lasciarci. Danzatore formatosi alla scuola del Ballet Rambert, erede dell’arte mimica di Marcel Marceau che gli donò, com’è usanza per gli allievi, migliori il brano “Le mani”, che Kemp interpretò giustamente a modo suo. Fu coreografo e regista inglese fantasioso e pittore di estrema delicatezza e sensibilità. Kemp ha portato sulla scena internazionale il potere dello stupore e della fantasia anche bordeline. Mentore di David Bowie e Kate Busch, ha collaborato con Peter Gabriel e Mick Jagger seguendo anche la sua anima rock. E ancora lavorava per il suo prossimo appuntamento al Teatro Sociale di Como a settembre. Kemp entra di prepotenza sulla scena della danza a trent’anni al Festival di Edimburgo del 1968 presentando con la sua compagnia, fondata nel 1962, la The Lindsay Kemp Dance Mime Company, Flowers, sottotitolato “una pantomima per Jean Jenet”, liberamente tratto da “Nostra Signora dei Fiori”. Il successo è grande, tanto che trasposto in un piccolo teatro di Londra arriva velocemente a Broadway, poi per vent’anni in giro per il mondo per con numerose presenze in Italia. Sono gli anni della rivoluzione sessuale e Kemp la rappresenta con fantasia anche estrema, ma sempre con una gran dose di ironia, spesso su se stesso.  Da allora in molti attingeranno alle sue trovate (luci, voli, travestimenti) ma la sua poesia, la sua leggerezza lo renderanno unico perdonandogli le situazioni più irriverenti rappresentate. E se è importante la collaborazione con David Bowie anche per i concerti al Raimbow Theatre del 1972, ricordiamo altri suoi spettacoli dove egli rappresenta la corrente più fantasiosa del teatro-danza, Nijinsky, Mr. Punch, Salomé, Sogno di una notte di mezza estate, Alice, Cenerentola, Onnangata. Qui un viso da Pierrot in un corpo di plastilina trasformare opere immortali in storie oniriche dove protagonista era la sua libertà artistica. Lo ricordiamo con nostalgia, quando superati i sessant’anni, ci ghermiva interpretando una sua eroina con le sembianze di una fresca adolescente. In essa abbiamo riconosciuto molto di più di una maschera teatrale.

Aurora Marsotto

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