AL CARCANO DI MILANO


Teatro carcano di Milano. Io Don Chisciotte, Balletto di Roma. Foto Gabriele Orlandi. Teatro carcano di Milano. Io Don Chisciotte, Balletto di Roma. Foto Gabriele Orlandi.

Fabrizio Monteverde, dopo un periodo cubano “di stacco”, è tornato a coreografare e a occuparsi dei grandi classici. Dopo Romeo e Giulietta e Otello, gli shakespeariani che gli anno dato la fama, ecco il ritorno sul grande capolavoro di Cervantes. Aggiunge al titolo il pronome Io a Don Chisciotte e si avvale come base musicale della partitura che Ludvig Minkus creò per l’omonimo balletto. Affidato alla compagnia del Balletto di Roma ne è nata una pièce danzata di poco più di un’ora, ora in tournée anche a Milano al Teatro Carcano, dove Don Chisciotte si trasforma in ognuno di noi che, in questa società uniformata di valori, abbia ancora voglia di sognare, di studiare, di amare senza vincoli, e soprattutto non abbia abbandonato la fantasia. Questi i presupposti che si evincono dall’inizio della composizione lasciata alla voce di Stefano Alessandroni e alle parole tratte da “A tutti gli illusi”, Don Chisciotte, diario Intimo di sognatore di Corrado d’Elia. E ben ci immergiamo nell’atmosfera industrialmente spoglia dove un’auto sgangherata è trasformata nell’ultimo ricovero di due disperati: Don Chisciotte e Sancho Panza. E se il protagonista non risulta ben delineato, dov’é la raffinatezza dello studioso, non compresa dalla nostra società, ma che appartiene a Don Chisciotte? E’ Sancho Panza, genialmente ideato da Monteverde come una ragazza prossima al parto, che prima accetta il sostegno disinteressato di Don Chisciotte, poi, accortasi che è un debole, lo sostiene e lo incita a difendersi dalla società. Non riuscendoci, sarà ancora lei a prepararlo a una vita difficile e soccombente vita. Al lavoro non aiuta la musica giocosa, dagli echi spagnoleschi di Minkus. Qui non c’è aria né di sogno (la Dulcinea di Roberta De Simone ha la risolutezza di una manager, sicuramente poco romantica) né di festa, tristissimi sono gli insiemi di una moltitudine metropolitana. Eppure c’è una luce, Azzurra Schena. Lei impersona Sancho Panza, la donna incinta, che con la sua bravura, la sua dolcezza, i suoi strazianti assoli dà lo spessore al lavoro di Monteverde. E’ lei la protagonista. Il ragazzo che impersona il titolo, non ha ancora le capacità coreutiche e interpretative per questo ruolo. Ma Azzurra sì. E la sua bravura le fa condurre le danze, assoggetta ai suoi movimenti anche una musica così lontana e si fa riferimento per tutta la compagnia e per il pubblico. Ottima prestazione!

Stampa |

Invia a un amico





Invia a un amico

Lascia un commento

xxx