TEATRO ALLA SCALA


Teatro alla Scala di Milano. Giselle. Nicoletta Manni e TimofeJ Andrijashenko. Teatro alla Scala di Milano. Giselle. Nicoletta Manni e TimofeJ Andrijashenko. Foto Brescia-Amisano.

A Giselle, amatissimo titolo del repertorio romantico, è stato dato l’onore di riaprire la stagione 2021 per ora naturalmente in streaming. Ma a soli due mesi dalla nomina, Manuel Legris, già étoile dell’Opera di Parigi e dopo dieci anni di conduzione del Ballo all’Opera di Vienna, si è presentato con una particolare scelta, che anticipa una conduzione forte e determinata. Rimettere in scena la Giselle scaligera, ultimamente molto polverosa, poteva sembrare banale e poco vincente, ma Legris l’ha coniugata a molto altro e l’ha trasformata in un evento mediatico che ha ricevuto molto consenso dal giovane pubblico del web, ma anche dal più tradizionale e appassionato.
Innanzitutto ha chiamato Carla Fracci – ha detto che gli è sembrato naturale, è stata la più intensa Giselle, la sua interpretazione é sempre presente nell’immaginario del balletto classico e poi vive a Milano vicino al Teatro, perché negarsi questa opportunità? -. Roland Petit per lei creò nel 1996 il balletto Chéri e quale suo partner fu scelto il giovanissimo Massimo Murru. Fu l’ultima volta che la Fracci salì sulle tavole del Piermarini. Ora vi è ritornata, felice di questa chiamata che in tanti richiedevamo, per una grande e lunga master class con il corpo di ballo e sopratutto con i protagonisti. Accanto a lei Massimo Murru, ora maître scaligero. E la coppia si è ricomposta. Ma non è tutto. Avere Carla Fracci a ridare smalto al balletto era una grande opportunità che Legris ha voluto condividerla con tutti i ragazzi. Ecco allora la tradizione-Scala stravolta: primo tempo, quello terreno, con una coppia di interpreti primi ballerini (Martina Arduino e Claudio Coviello), secondo tempo, quello ultraterreno, altra coppia, sempre di primi ballerini (Nicoletta Manni e Timafej Andrijanshenko). Un modo questo per dare maggior opportunità di danzare le prime parti che sia, all’Opera di Parigi che in Russia, è usanza. Ma non era ancora evento per Legris. Il dover trasmettere in streaming, dopo un anno di simili proposte, forse non avrebbe avuto l’attenzione che meritava, così ecco l’idea di anticipare la messa in onda del balletto con la ripresa di due master class riferite al primo e al secondo tempo. Accompagnare il pubblico nei segreti dello studio professionale, nella ricerca del gesto e del passo perfetto, ha trasmesso quanta fatica e quanta passione servano a mettere in scena un’opera artistica. Poi se a insegnare i mille risvolti di una interpretazione è Carla Fracci, allora l’attenzione sale e la riapertura scaligera del balletto si fa evento. Cosa abbiamo apprezzato? Tutti i particolari trasmessi dalla grande étoile a Martina Arduino e a Claudio Coviello, la ricostruzione della scena della panchina, la complessa scena della pazzia, la spada da tenere bassa, le ciocche di capelli che alzano la drammaticità. Ma su tutto l’espressività, i gesti che sostituiscono le parole e quelle pose mimate che ormai erano insopportabili. La parola d’ordine di Carla Fracci ai ragazzi: naturalezza, espressività e il saper offrire a ogni futura recita emozioni diverse al pubblico. E vista poi questa inedita Giselle, riteniamo che anche Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko abbiano fatto molto tesoro dei suoi insegnamenti. La Manni si è ammorbidita e nello stesso tempo ha acquistato la consapevolezza di essere soprannaturale, splendida alla fine la sua trasformazione in spirito non vedente dei mortali. E Andrijashenko? Con lui, che scoprì ragazzino a un concorso, Carla Fracci ha trasmesso l’espressività dei suoi grandi partner, in primis Erik Bruhn. Ottime le pause del suo ingresso, quelle che molti interpreti hanno dimenticato. E anche se il grande mantello e la corsa profumano di Nureyev, il bellissimo ballerino ucraino, ha saputo imporre la sua personalità fatta di piccoli gesti e di espressioni drammaticamente innamorate, che solo il teleobiettivo ci ha potuto riconsegnare.

Aurora Marsotto

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