STARDANCE


Nelle sale cinematografiche italiane esce, distribuito da Wanted, il film Dancer. Nelle sale cinematografiche italiane esce, distribuito da Wanted, il film Dancer. Nelle foto, gli spettacoli di Parma e Modena.

Una settimana tutta italiana per Sergei Polunin, il danzatore oggi più celebre e controverso sulla scena mondiale e non solo quella ballettistica. Code ai cinema della penisola per il film Dancer, distribuito da Wanted Cinema, proiezione il 7 a Milano al cinema Anteo con la sua presenza, e sold out nei teatri di Parma e di Modena. Danzatore di grande talento, ma anche attore interessante, è noto soprattutto per il suo carattere, per le sue intemperanze per gli eccessi che un ballerino non dovrebbe permettersi. Eppure lui, ora ventottenne, a soli ventidue anni ha il fegato di lasciare il Royal Ballet, che l’ha forgiato dall’età di tredici anni e che l’ha nominato primo ballerino a soli diciannove -unico- per rivendicare la sua libertà allo star system e per riprendersi, fosse possibile, infanzia, adolescenza e affetti. Va a Mosca al Bolscioi, ma gli va stretto come lo fu il Royal, non sopporta la routine alla quale deve sottoporsi un danzatore, routine che Bolle, ad esempio, sembra non logorarlo nemmeno mentalmente. Torna nella sua Kiev, ma anche nella nativa Cherson tra i suoi amici e la sua prima insegnante. Qui l’inquieto Sergei decide di lasciare un video saluto e abbandonare la danza. Ma quel superbo video, Take me to Church, filmato alle Hawaii dal celebre fotografo David La Chapelle, ottiene ventitre milioni di visualizzazioni. La fama lo riporta alla danza, anche alla Scala, al San Carlo e allo Bayerisches Staatsballet di Monaco, dove Igor Zelenkij, già con lui al Balletto Stanislavskij di Mosca, riesce a infondergli una nuova fiducia in se stesso. Il cinema lo ghermisce ancora. E nel recente Assassinio sull’Orient Express di Kenneth Branagh, interpreta a perfezione la parte di un conte russo ed ex ballerino. Ma è il bel film Dancer, magistralmente diretto da Steven Cantor, che restituendoci l’immagine più vera di Polunin, si trasforma nel suo disperato “j’accuse” al mondo della danza, ai sacrifici, anche inutili e dannosi che pretende, come il non poter mantenere la vicinanza di un affetto famigliare a un ragazzo prodigio, qual’era il giovanissimo Polunin. E’ palpabile nelle sequenze, molto sincere, le rinunce che la sua famiglia ed egli stesso sono chiamati a fare. Per cosa? Per il riscatto da una vita semplice e anonima. Per la chimera della ribalta mondiale. Non è il sogno di quasi tutti i giovanissimi artisti, anzi dei loro genitori? Ma la disperazione di Polunin, ha anche altre radici. Vive lo scontro di una perfezione stilistica classica con cui è stato plasmato al Royal Ballet con l’innata forza interpretativa russa -eccelso è nello Spartacus-. La libertà espressiva della danza contemporanea pare offrirgli oggi l’uscita di sicurezza. Tutto questo è perfettamente contenuto nello spettacolo Satori, che l’altra sera ha inaugurato il Festival ParmaDanza al Teatro Regio con replica a Modena. Con lui la sua compagna e celebre danzatrice, Natalia Osipova, e un gruppo di ottimi danzatori del Bolscioi e del Stanislavskij. Composto da tre brani, lo spettacolo si apre con First Solo, il suo assolo coreografato da Andrey Kaydanovsky e miglior pezzo della serata, che Polunin concentra in una manciata di emozionanti minuti. Utilizza il linguaggio classico per narrare la sua condizione di danzatore e urlare con le modalità contemporanee il suo straziante “j’accuse” che dovrebbe far riflettere, come lo fa il film Dancer, sia i genitori che i ragazzi che tutto il mondo della danza. Segue poi una chicca con lui e con tutta la compagnia, Sckrjabiniana, per la coreografia di Kasyan Goleizovsky, su musica di Alexander Skrjabin. E’ un balletto che andò in scena al Bolscioi nel 1962 e che aprì la strada in Russia alle composizioni astratte, fusioni di tecnica, stile e racconto per emozioni. Conclusione con Satori, la sua storia in brevi frammenti. La scoperta del talento (in scena anche un suo alter-ego, il giovanissimo e bravo Dorde Kalenic, la madre e il suo amore, Natalia Osipova, con la quale danza un bel passo a due. Ma il brano, firmato dallo stesso Polunin, non lo afferma per quello che veramente vale. Più emozionante sicuramente è il film. E forse ci crede anche lui nel suo futuro di attore. In uscita quest’anno altre due prove: il thriller Red Sparrow a fianco di Jennifer Lawrance e The White Crow di Ralph Fiennes sulla fuga in Occidente di Rudolf Nureyev.

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