RICORDO


La Danza saluta uno dei suoi artisti più luminosi. La Danza saluta uno dei suoi artisti più luminosi: Patrick Dupond. Nelle foto del 1986, Bolero, Teatro alla Scala di Milano.

Se n’è andato veloce come velocemente ha vissuto la sua parabola d’artista,a soli sessantun anni. Bellissimo danzatore, dotatissimo per tecnica e sensibilità espressiva, ha raggiunto e superato tutte le tappe, quelle che un danzatore se ne prefigge solo qualcuna. A diciassette anni, diplomato all’Opera di Parigi, é medaglia d’oro al prestigioso Concorso Internazionale di Varna, con una menzione speciale per età e abilità. Poi si susseguono le tappe all’interno dell’Operà, primo ballerino, étoile, direttore del Ballo, nominato dopo la morte di Nureyev. Amato dai più grandi coreografi ricordiamo Béjart (scandalosa la sua Salomé come  strepitoso il suo Bolero che infiammò anche la platea della Scala). Neumayer per Vaslav, Roland Petit per il Fantasma dell’Opera, Twila Tharp per Grand Pas: ritmo dei Santi), Alvin Ailey. (Au bord du precipizio) Rudolf Nureyev (Romeo e Giulietta e Don Chisciotte). Ha danzato nelle più prestigiose compagnie e in ogni balletto ha sempre dato la sua versione: personale, forte e sensuale. Magnetico, sapeva incatenare a sé l’attenzione del pubblico offrendogli forti sensazioni. Meticoloso, curava ogni particolare dai costumi al trucco, sempre molto forte e fantasioso, ma perfettamente coerente con la sua visione del balletto e con il costume. E, infatti nella seconda parte della sua vita -un grave incidente automobilistico compromise la sua carriera artistica- si dedicò alla moda e al mondo dei profumi, prolungando la sua vena artistica. I ricordi delle sue performance oggi si sovrappongono in un collage emozionante, ma su tutte le immagini prevale il “suo” Bolero (qui sopra nella foto) che fece scuola per tutta la platea di danzatori che dopo di lui lo danzarono. Ancor oggi  è esempio di come questo breve balletto debba essere danzato da un uomo.  

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