DANCE MOVIE


Rudolf Nureyev Il Film. Presentato da Nexodigital nelle sale cinematografiche. Rudolf Nureyev Il Film. Presentato da Nexodigital nelle sale cinematografiche.

Il 2018 segna il venticinquesimo anno dalla scomparsa di Rudolf Nureyev e si susseguono gli omaggi. E’ arrivato sugli schermi italiani, distribuito nei cinema in esclusiva Nexo, il film Nureyev dei registi, già candidati al BAFTA, Jacqui e David Morris e sostenuto dalla Rudolf Nureyev Foundation e dal Gay Pride Worldwide. Sono due ore intense di proiezione, ben sostenute dalla colonna sonora originale di Alex Baranowsky, con stralci storici del periodo di apprendistato in Russia, con 16 minuti di filmati inediti. Materiale raro sia riferito a Nureyev e alla sua famiglia che al suo entourage. Ne esce da questi frammenti il carattere indomito del “tartaro volante” e la giustifica di quel suo grand jété tra le braccia delle guardie francesi il 17 giugno del 1961, quando capì che la completa libertà di danzare la poteva trovare solo in Occidente. Il film poi propone filmati della sua permanenza nella compagnia del Marchese di Cuevas, senza specificarne le motivazioni- rimasto a Parigi era comunque un personaggio scomodo e difficile da gestire-. Ci si sofferma sulla sua intesa con Erik Bruhn, presentato qui come l’amore della sua vita. Poi ecco che di lui si accorge Margot Fonteyn. Il loro sodalizio, lo sappiamo, è stato grande, intenso. Un do ut des artistico unico, sorretto anche da rispetto e affetto. E ancora grande e irripetibile è la loro interpretazione di Romeo e Giulietta di MacMillan per il Royal Ballet, che in questo film sembra essere il palcoscenico più praticato da Nureyev. Foto con la Royal Family, inserimenti contemporanei di Maliphant in un ricordo molto british. Poi si passa alla causa della sua morte e al suo ultimo periodo racchiuso nella parentesi della direzione dell’ Opera di Parigi. E in mezzo? Certo un breve stralcio con Martha Graham e con Baryshnikov, ma l’Italia? Nervi, Spoleto, Carla Fracci, la Scala, Li Galli, Ravello? Le creazioni, le rivisitazione dei balletti di repertorio, la svolta che diede al “porteur” trasformando Albrecth in un protagonista alla pari di Odette-Odile, il suo amore per la musica che lo sostenne e la sostituì alla danza nell’ultimo periodo della sua vita? E quel Chant béjartiano che è stato il suo canto del cigno e con il quale si congedò dal palcoscenico? Nulla di tutto ciò. Dopotutto alla fine dell’Ottocento sul Times si leggeva che se c’era nebbia a Londra, il Continente era isolato e Carmelo Bene asseriva che Shakespeare aveva copiato le sue pagine più belle dal nostro “incommensurabile” Matteo Bandello. Il film lo consideriamo allora il primo tempo della Sagra cinematografica Nureyev. A quando il secondo?

Aurora Marsotto

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