GRANDI RITORNI


Riccardo Muti Dopo dodici anni di assenza Riccardo Muti torna al Teatro alla Scala di Milano con la Chicago Symphony Orchestra.

“Vorrei dedicare non solo un minuto di silenzio, ma anche l’esecuzione di questo pezzo…”: così ha esordito Riccardo Muti, prima di levare la bacchetta dinanzi alla Chicago Symphony Orchestra, venerdì 20 gennaio alla Scala. Il brano ricordato dal maestro, “Contemplazione” di Alfredo Catalani, avrebbe dovuto essere un omaggio a Toscanini ma è soprattutto stato dedicato alle vittime del terremoto di questi giorni.
Il ritorno di Muti, dopo dodici anni di assenza nel tempio del Piermarini, è stato un trionfo. La Chicago Symphony Orchestra è una compagine eccellente, tra le migliori al mondo, capace di emozionare e di evocare le note più ardite; si direbbe a volte morbida, altre volte decisa, altre ancora magnifica. Muti ha ritrovato il suo teatro, che dal 1° gennaio ha ufficialmente come direttore musicale Riccardo Chailly, ha saputo toccare le corde dei cuori (anche nel bis, con la sinfonia del “Nabucco”), ha stupito con la Sinfonia n. 4 di Cajkovskij, ha incantato tutti.
Che dire in margine a un avvenimento degno di memoria come questo? Semplicemente che la Scala con il ritorno di Muti e la programmazione di Chailly sta diventando il centro dell’attenzione musicale del nostro tempo e sta ricreando quella magia che è anche parte della sua storia. Poi la presenza di Chailly e di Metha tra gli spettatori la dice lunga: significa che è iniziato un periodo di feconda convivenza. I frutti non tarderanno. Venerdì 20, con la seconda esecuzione il 21, sono due concerti che fanno onore a Muti, alla Scala e soprattutto alla musica.

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