TEATRO ALLA SCALA


Bolle e Zakarova, Manni e Teatro alla Scala di Milano. La Dame aux camélias. Sopra Bolle e Zakharova, sotto Manni e Andrijashenko.

La stagione di danza al Teatro alla Scala ha aperto con un titolo celebre, La Dame aux camélias di John Neumerier. Un balletto narrativo creato quarant’anni fa per il Balletto di Stoccarda e dedicato alla sua direttrice Marcia Haydèe, che ne fu la prima grande interprete. Poi altre danzatrici si sono misurate in questa difficile pieçe, ne fu una splendida eroina Alessandra Ferri, sempre alla Scala e in coppia con Roberto Bolle, che ha riindossato i panni di Armand ora alla prima e lo rifarà poi il 10 e il 13 gennaio 2018 sempre in coppia con Svetlana Zakharova. Neumeier racconta la triste e celebre storia di Marguerite Gauthier con il gioco del flash back (artificio alla moda, utilizzato ne Il fantasma dell’Opera e nell’ultimo balletto dedicato a Rudolf Nureyev) . E’ un gioco al massacro per Armand che ricorda con gli oggetti, andati mano a mano all’asta, il suo incontro, il suo amore, la sua delusione, la sua tragedia. Attorno a lui ruotano personaggi minori, alcun credibili altri meno, dove i solisti e il corpo di Ballo della Scala fanno a gara per mettersi in evidenza, e Frédéric Olivieri, loro direttore, nelle molte repliche premia un po’ tutti. Roberto Bolle a distanza di anni dalla sua prima interpretazione di questo personaggio riesce a scavarne più in profondità l’animo, con una certa difficoltà però trova il giusto feeling emotivo con la Zakharova, alla quale non è congeniale il personaggio di Marguerite. Lei sublime danzatrice, lirica e struggente è sempre un gradino distante dalla cortigiana. Poi gli abiti , come tutto l’allestimento di questa nuova produzione arrivata dal Royal Theatre di Copenaghen, sono miseri, alla Zakharova vanno corti e mal strutturati per le prese, che sono molte e bellissime, quanto difficili. Più a loro agio sono parsi Nicoletta Manni e Timofeef Andrijashenko. Per loro c’è l’entusiasmo della prima volta nella Dama di Neumeier. Ci si sono buttati con spensieratezza, hanno giocato con i ruoli, e sono riusciti a non farsi troppo condizionare dai costumi e le loro prese aeree sono sembrate più sicure. Andrijashenko poi, non ha spinto troppo sull’interpretazione, biondo, delicato e giovanissimo era già nell’aspetto Armand, il suo filage della variazione è ottimo, ma quello di Bolle è sembrato più fluido, è questione di esperienza. La giovane coppia ha emozionato tutto il pubblico e anche il pianista sul palco, l’esperto Marcelo Spaccarotella e Roberto Cominati alla tastiera in orchestra, diretta con piglio da Theodor Guschlbauer. Belle pagine di Chopin, una delizia per le orecchie, hanno accompagnato questo lungo affresco di tre atti, che dimostra tutti i suoi anni, e che solo grandi e fresche interpretazioni lo rendono ancora godibile.

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