SHAKESPEARIANA


Teatro alla Scala di Milano. Sogno di una notte di mezza estate. Coreografia George Balanchine. Foto Marco Brescia e Rudy Amisano. Teatro alla Scala di Milano. Sogno di una notte di mezza estate. Coreografia George Balanchine. Nicoletta Manni, Nicola Del Freo e Marco Agostino. Foto Marco Brescia e Rudy Amisano.

Il sogno di una notte di mezza estate in scena vicino al solstizio d’estate, da non crederci! E’ infatti raro che certi titoli riescano a trovare una collocazione stagionale consona. Al Teatro alla Scala sono riusciti nell’impresa e così ecco Il Sogno balanchiniano, creato sulle musiche di Felix Mendelsshon- Bartholdy, tornare con molti nuovi interpreti nelle calda estate di quest’anno. Sarà in scena sino al 22 luglio il gioco dell’amore ideato da Shakespeare che trova nella riduzione di Balanchine una ben orchestrata corresponsione. Balletto narrativo, portato sempre con successo in tournée dalla Scala, nel primo atto il coreografo, piccolo elfo a San Pietroburgo, lo localizza in una foresta sospesa tra terra e cielo e lo celebra poi in un assolato spazio sulle note della Marcia Nuziale. Nell’unica notte dell’anno dove le forze soprannaturali interagiscono con gli umani, il re dei folletti Oberon pretende il paggio dalla regina delle Fate, Titania. Nasce da questo screzio e dal passaggio di due coppie umane nel bosco fatato, il gioco di Puck, un vivace Antonino Sutera, folletto dispettoso. In ossequio ai giochi d’amore di una notte, dedicata alla fertilità dalle credenze popolari, Balanchine vi lega i suoi ricordi d’infanzia. Alla prima Nicoletta Manni in Titania incanta per la sua adamantina perfezione stilistica, come l’Oberon di Nicola del Freo, elegante e aristocratico. A lui e al cavaliere di Titania, Marco Agostino, Balanchine ha creato belle variazioni, qui da loro danzate con smalto. Importante, leggera e precisa la presenza dei ragazzi della Scuola di Ballo, ventiquattro scelti tra quelli dei primi corsi. Il pubblico ha apprezzato lo spettacolo, soprattutto il secondo atto. Quel divertissement di puro virtuosismo, sempre presente nei lavori di Balanchine, che sottolinea una ulteriore affermazione al pubblico americano di quanto fosse alto il livello della sua Scuola di provenienza e che il Corpo di Ballo della Scala ha ormai fatto suo.

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