TEATRO ALLA SCALA


Teatro alla Scala di Milano. La Bella Addormentata. Nella foto: Nicoletta Manni e Timofej Adrijashenko. Teatro alla Scala di Milano. La Bella Addormentata. Nella foto: Nicoletta Manni e Timofej Adrijashenko.

Gara tra Belle: seduzione, tecnica, fascino tra Polina Semionova alla prima, poi Nicoletta Manni anche in sostituzione di Natalia Zakharova infortunata e Martina Arduino. Tutte Belle Addormentate pronte a risvegliarsi al bacio del principe Désiré interpretato dal fascinoso Timofej Andrijashenko per le prime due, Nicola Del Freo per la Arduino e Claudio Coviello ancora per la Manni. Impresa riuscita e applauditissima dal pubblico che ha offerto il sempre esaurito in tutte le numerose recite. E con questa Bella Addormentata nella versione Nureyev, il Corpo di Ballo scaligero ha salutato i suoi affezionati prima delle vacanze estive, dandogli appuntamento dal 17 settembre all’8 ottobre con un altro intramontabile titolo, Giselle. Ben declinata in questo periodo al classico più puro, la compagnia ha offerto un’ottima prova di questa sontuosa messa in scena di Frigerio (oggi un po’ d’antan) mentre i costumi della Squarciapino superano i cinquant’anni dalla prima (Teatro alla Scala 22 settembre 1966 con lo stesso Nureyev,  Carla Fracci e Anna Maria Prina Fata dei Lillà) sempre bellissimi e di una ricchezza così raffinata da sembrare eterna. Il balletto creato a San Pietroburgo alla corte imperiale dal felicissimo connubio Čajkovskij-Petipa, fu un omaggio allo corte dello zar, ma ricorda anche la corte di Versailles e la sua Francia che il coreografo Marius Petipa non dimenticò mai (si ostinò a parlare nella nuova patria sempre francese durante sessant’anni di permanenza, due mogli e nove figli russi). Ma è lo stesso fascino grandeur che colpì anche Rudolf Nureyev, sempre molto rispettoso delle fonti per le sue ricreazioni dei balletti di repertorio. La fiaba nasce infatti come intrattenimento alla corte del Re Sole. E ancora oggi la sua Bella è sempre attuale, perché la coreografia, la sequenza dei passi aderentissimi alla musica eppure sempre evocativi di essa, sanno rapire l’immaginario del pubblico contemporaneo. Certo occorre tecnica da super star per superare le mille difficoltà che Rudolf vi inserì per mettere alla prova se stesso e gli altri. E’ una raffinata gara che sa esaltare i più abili della compagnia in ogni loro peculiarità. Ed ecco la dolcissima Polina Semionova (l’unica ospite) rapire l’attenzione per le sue bellissime braccia e per il portamento regale, la forte Martina Arduino impavida alla sua prima Bella come Nicola Del Freo, ottimo anche nell’assolo del passo a cinque. Poi ci sono loro, gli innamorati in scena e nella vita. Tutti si aspettavano di partecipare alla loro storia d’amore traslata in palcoscenico. Non hanno deluso, anche perché sono stati delicati e sereni nell’affrontare il turbinio di emozioni che questa Bella ha sicuramente infuso in loro. E poi hanno sfoderato la loro tecnica, super cristallina quella della Manni, più interpretativa quella Andrijashenko. Come Claudio Coviello, in coppia con la Manni in due recite. E’ uno splendido ballerino Coviello, un ottimo Désiré, ma lo preferiamo in coppia con Vittoria Valerio, altra grande danzatrice della Scala. Insieme hanno offerto la variazione degli Uccellini Azzurri, un brano da star, dove emozione, palpiti e tecnica si sono uniti a meraviglia. Valeria la vediamo come sua partner ideale. E poi altre belle interpretazioni, la Carabosse di Beatrice Carbone ha dato quel là in più alla strega in versione femminile (l’originale di Petipa, ma anche la prima versione di Nureyev prevedeva un uomo en travestie). La Carbone sa ben esporre il lato perfido delle donne, mentre Emanuela Montanari è una bella e raffinata Fata dei Lillà, capace di ritagliarsi uno scanno dorato nel nutrito assieme. E ancora i reali, i genitori d’Aurora. Sono parti difficili, c’è molto fraseggio mimico come per la Fata dei Lillà o per il ciambellano, e spesso si cade nel grottesco. Ma  qui i primi ballerini Marta Romagna e Alessandro Grillo, altra coppia d’amore anche nella vita privata, se la sono cavata benissimo, come il ciambellano di Riccardo Massimi, donando regalità ed eleganza a questo grande affresco barocco che è la Bella di Nureyev.

Aurora Marsotto

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