TEATRO ALLA SCALA


Teatro alla Scala di Milano. Kammerballett - Chiara Fiandra Gioacchino Starace. Foto Brescia e Amisano. Teatro alla Scala di Milano. Kammerballett – Chiara Fiandra Gioacchino Starace. Foto Brescia e Amisano.

Per l’ormai tradizionale appuntamento con il balletto su musica da camera, idea nata e valorizzata durante la soprintendenza Pereira, in questi giorni (sino all’8 febbraio) è di scena la Serata van Manen- Petit composta da cinque brani creati nel secolo scorso. In buca emozione musicale ricreata al pianoforte da James Vaughan, al violoncello da Alfredo Persichilli, all’organo da Lorenzo Bonoldi. Lo spettacolo si apre con Adagio Hammerklavier ispirato alla omonima sonata di Beethoven, per tre coppie che inanellano separatamente morbidi pas de deux. Il coreografo olandese Hans van Manen, ottantasette anni portati con brio, li ama chiamare incontri tra uomo e donna, che declina secondo i diversi atteggiamenti del loro umore. Tutti ben concatenati, risplende però di una luce particolare e attuale, l’ultimo interpretato da Nicola del Freo e Maria Celeste Losa, chiamata quest’ultima a sostituire Martina Arduino infortunatasi, solo tre ore prima dello spettacolo. Si prosegue con un celebre pas de deux maschile di Roland Petit Le combat des anges, su musica di Fauré tratto da Proust, ou les intermittences du coeur. Di grande impatto fisico, Claudio Coviello e Marco Agostino si fronteggiano in bravura tecnica, ma sono ancora temperamenti troppo simili per due ruoli così diversi e particolari. Si ritorna poi a van Manen e al suo Kammerballet del 1995, su musica di Cage e Scarlatti per quattro coppie che giocano in colori e in armonia. Ma alla fine é Alessandra Vassallo a prendersi la scena entrando perfettamente nel lessico del coreografo olandese. E ancora van Manen con l’atteso Sarcasmen del 1981 per la prima volta in Italia. E’ un pas de deux per coppia che nell’intenzione dovrebbe trattare per tratti umoristici la competizione tra ballerino maschio e danzatrice. Van Manen crea benissimo la coreografia per il danzatore, qui uno strepitoso Claudio Coviello, meno si interessa per i tratti femminili che la brava Nicoletta Manni cerca comunque di farseli suoi giocando con il suo compagno di sbarra. E infine ecco il celebre Le Jeune homme et la Morte di Roland Petit, brano creato nel 1946 per Jean Babilée e danzato sino ad oggi dai più celebri danzatori del mondo. Roberto Bolle, lo balla da anni, lo ama, ne scorge sempre risvolti nuovi, come s’addice ai capolavori. In questa edizione ne ha sottolineato le sottili linee acrobatiche dimostrando ancora una volta una preparazione atletica non comune. Con lui la sorpresa è stata Nicoletta Manni, già avvezza al ruolo, ma con Bolle ha sfoderato tutte le armi della seduzione, care a Zizi Jeanmarie, quindi perfettamente in linea con la creazione, trasportando il pubblico in quel clima esistenzialista, ma ugualmente ricco di lustrini e paillettes, tanto amato da Roland Petit. Attesa poi per le ultime repliche del balletto (5, 7 e 8 febbraio) quando sarà Claudio Coviello ad impersonare le jeune homme.

Aurora Marsotto

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