BAUSCH FOREVER


Per i tipi di Jaka Book, esce dopo l'edizione tedesca: Con Pina Bausch, di Jo Ann Endicott. Per i tipi di Jaka Book, esce dopo l’edizione tedesca: Con Pina Bausch, di Jo Ann Endicott.

A distanza di due anni dall’edizione tedesca, esce in Italia per la casa editrice Jaka Book, Con Pina Bausch,(pagg.142, € 18,00) di Jo Ann Endicott con la prefazione di Leonetta Bentivoglio. Attenta è la lettura che richiede questo testo. Per l’autrice infatti, una delle più fedeli interpreti di Pina Bausch – fu con lei dalla fondazione della sua compagnia a Wupperthal sino alla morte e oltre, è il suo un racconto quasi terapeutico. Trent’anni di assoluta dedizione alla grande coreografa la portano anche a entrare in una clinica per riprendersi, dopo la morte della Bausch, la sua vita, più forse professionale che quella privata, perché la Endicott è stata bravissima a separarle comunque e ad avere tre figli. Nel volume, nel quale gli addetti ai lavori trovano interessanti aspetti della creatività e del carattere della Bausch, il lettore trova solo la ricreazione con interpreti di diverse età dell’acclamatissimo Kontakthof , del quale la Endicott dopo essere stata grande artista ne è ora la ripetitrice ufficiale. Eppure in queste pagine, dove le parole e i pensieri danzano avanti e indietro nel tempo, risalta il protagonismo del coreografo in una compagnia di danza contemporanea e del suo completo controllo sulla vita professionale e spesso anche privata. Nel Novecento i protagonisti del balletto erano le danzatrici e poi i danzatori, i coreografi seguivano il loro successo agli occhi del pubblico, da Bèjart le cose cambiarono. Si andava a vedere uno spettacolo del coreografo marsigliese o di Pina Bausch. Gli interpreti? Eccezionali in entrambe le compagnie, ma i loro nomi faticavano a rimanere nella mente degli appassionati anche se, spesso, la loro bravura, la loro dedizione firmavano il successo degli spettacoli. Nel libro la Endicott svela il costo di tutto ciò: altissimo. Riesce a sottrarre qualche scampolo di tempo per la sua vita privata, ma ammette di vivere soprattutto in sala prova e in viaggi, di essere materia di creazione, di non poter dimostrare mai i suoi sentimenti in scena ma solo ciò che Pina voleva, di non essere mai ascoltata. Pina riusciva a carpire tutti i sussulti e le emozioni private dei suoi danzatori. Poi li rielabolava non sempre sulle stesse persone e sempre per il suo scopo creativo. E’ plausibile uscirne con le ossa rotte dopo trent’anni. Non tutti riescono a mantenere questa abnegazione e questa fedeltà al proprio artefice. Con Béjart solo Jorge Donn, compagno nella vita privata, resiste sino alla sua prematura morte, gli altri danzatori sono bravi a farsi plasmare, ma anche a uscirne arricchiti. Con la Bausch si nota molto più forte la fedeltà dei suoi ballerini, il che dimostra quanto fascino abbia esercitato la sua figura e di questo l’australiana Endicott di studi classici, scoperta a Londra nel 1975, ne riempie pagine. Come l’austerità economica nella quale la Bausch faceva vivere i suoi danzatori, rivolgendo i guadagni più verso nuove produzioni. Questa forse l’ultima goccia che porta la Endicott a lasciare la Bausch poco prima della sua morte e che il rimorso la porta a curare la sua anima. Ma ripresasi ritorna alla corte della Bausch, nella compagnia che continua a portare per il mondo le sue creazioni. Avendole danzate quasi tutte è la ripetitrice più richiesta. Ma ciò, come le sue parole nel libro, dimostrano quanto le sia sempre difficile vivere la professione e una vita lontana da Pina. E non è oggi la sola a dover fare i conti con il proprio pigmalione.

Stampa |

Invia a un amico





Invia a un amico

Lascia un commento

xxx