LUGANO LAC


La Paul Taylor Dance Company inizia il suo tour europeo. La Paul Taylor Dance Company inizia il suo tour europeo.

Il coreografo americano Paul Taylor è noto, soprattutto nel periodo della sua ascesa, anche per aver rilasciato interviste fiorite da dissacranti definizioni. Una di queste l’abbiamo riportata nel titolo che ben rappresenta lo spettacolo andato in scena nei giorni scorsi al Lac di Lugano, dove è in corso un focus sull’America (Lugano in scena con danza, teatro, musica e film sino al 16 maggio). Paul Taylor, spentosi l’estate scorsa all’età di ottantotto anni è stato l’innovatore della dance americana. Allievo di Marta Graham prima, poi di Merce Cunningham, si è discosto subito dai maestri creando una sua danza più libera, veloce e incentrata sul corpo, sulla varietà dei movimenti e sull’accelerazione, tenendo però saldo in mente la loro lezione dei suoi sulle repentine cadute e sui silenzi. Ha creato molto e con ottime collaborazioni, ricordiamo i pittori Rauschenberg e Katz o il pianista Tudor, ha adattato la sua danza a musicisti classici come Bach, Händel, Beethoven, spigolando anche nella musica contemporanea. Il suono era per lui il supporto, non sempre necessario al movimento al quale i suoi passi si adeguavano perfettamente come un guanto alla mano. Ora la compagnia, orfana del suo maestro e direttore, si presenta in un tour europeo che toccherà anche l’Italia offrendo una interessante retrospettiva. Lo spettacolo visto a Lugano ha presentato tre coreografie storiche ed è stato come aprire un compendio di danza contemporanea della seconda metà del Novecento e guardare le sue creazioni. La più datata ci è parsa Airs del 1978, dove i suoi slanci sembrano partecipare, ma frenati, alle ricercatissime note di Haendel e d’epoca paiono anche i costumi e le luci. Mentre il brano che ha aperto la serata, Company B del 1991, offre sempre grande freschezza narrativa legata alle truppe della seconda guerra mondiale in libera uscita o in partenza per il fronte, e a ritmo di boogie wougie ammalia il pubblico. E sempre belli e ricercati sono i costumi di Santo Loquasto. Rimane intramontabile poi Esplanade del 1975 su arie di Bach, una delle sue migliori creazioni, attuale e ben interpretato come tutti i brani dalla sua compagnia, e che offre ancora materiale interessante per i nuovi coreografi.

Aurora Marsotto

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