TORINODANZA 2020


TorinoDanza 2020. Dimitris Papaioannou TorinoDanza 2020. Dimitris Papaioannou.

E’ la fantasia che guida quest’anno la riapertura delle stagioni teatrali, ognuno s’inventa, osservando le nuove e speriamo transitorie regole, approcci molto particolari. Uno degli ospiti più attesi della nuova edizione di TorinoDanza, da poco apertasi, è stato il coreografo Dimitris Papaioannou, che si è presentato in palcoscenico egli stesso (56 anni) e un suo discepolo (23 anni), insieme hanno raccontato, in un teatro, il bellissimo Carignano, naturalmente poco affollato, ma caldo e accogliente come un salotto sabaudo, le sue meditazioni durante il lookdown, passato nella sua casa di Atene, con il ragazzo tedesco Šuka Horn alloggiato poco distante da lui. Ne nasce una brano ancora in fieri, presentato qui in prima assoluta e coprodotto dallo Stabile di Torino con Festival Aperto Reggio Emilia. Ink, su musiche anche di Vivaldi, potrebbe rimanere un corpo unico, potrebbe essere l’incipit di una serata intera, intanto il pubblico con Papaioannou è entrato nei meandri nelle sue sensazioni, un po’ alterate dalla forzata parentesi e quindi più incline a meditare su se stesso. I suoi valenti collaboratori hanno creato per lui una installazione interessante, teloni di cellophan che  illuminati e bagnati da getti d’acqua rotante creano l’illusione di entrare nella mente di Papaioannou. Il percorso inizia con un po’ di fatica, il distributore d’acqua, un banale rubinetto per prato fa un po’ di bizze, ma poi quando lo si abbandona allora la scenografia prende quota. I getti d’acqua, elemento naturale così connotato alla nascita e all’evoluzione umana, e su cui Papaioannou basa l’intera composizione,  possono accoglierlo con i pensieri rivolti alla sua vita e ai suoi desideri non soddisfatti. Ecco allora presentarsi la gioventù, vista come scoperta e l’amore come desiderio, astratto e fisico, nelle sembianze del prestante Horn. E il suo desiderio di maternità. Non di paternità, ma l’essere madre che più compiutamente continua la specie. Lo schizzo del coreografo greco – più che un lavoro lo vediamo come un blocco d’appunti – decolla lentamente, ma poi cattura più dell’attenzione. Sa parlare a tutti e stupisce il coraggio di quest’uomo che si apre agli altri con l’innocenza di un bambino. Il risultato? Finalmente scambi d’idee, discussioni, tante argomentazioni tra il pubblico che fanno bene in questo momento dove si deve mantenere la distanza fisica, ma non delle idee. 

Aurora Marsotto

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