FLASHDANCE


Flashdance-il musical. Al teatro Nazionale di Milano sino a fine anno. Flashdance-il musical. Al teatro Nazionale di Milano sino a fine anno.

E’ Valeria Belleudi la sorpresa di Flashdance-il Musical, lo spettacolo in nuova versione teatrale in scena al Teatro Nazionale di Milano sino a fine anno. Prodotto da Stage e curato nella regia da Chiara Noschese, nasce negli intenti di non staccarsi dalla celebre versione cinematografica, ma nei risultati se ne stacca e di molto con parecchi e superficiali rimaneggiamenti che ricordano, soprattutto nelle danze, dubbi stacchetti televisivi. Certo la trasposizione teatrale è sempre molto rischiosa, soprattutto in questo film, dove per la protagonista Jennifer Beals sono stati usate ben quattro controfigure per le parti danzate (ricordiamo che l’ultimo celeberrimo salto sopra la giuria fu realizzato da un danzatore maschio). Ma è proprio la Belleudi-Alex a uscire da questo spettacolo con gli applausi più convinti, dotata di una buona voce, di ottima presenza scenica con quel qualcosa in più che la rende simpatica e comunicativa. E’ brava anche solo nel suggerire la sua danza, disciplina alla quale dovrebbe dedicarsi con impegno, in modo da costruirsi in fretta la sua sostanza di artista da musical. Ricordiamo che il protagonista di un musical rappresenta l’artista più completo, deve infatti saper cantare, recitare e danzare. Quindi invitiamo Valeria Belleudi a reimpostare seriamente lo studio della danza e a lavorare scegliendo il meglio per la sua personalità. In questi ultimi tempi è l’interprete che più ci ha impressionato. Per il resto Flashdance a teatro non è il film, manca l’attenzione alla crescita umana e artistica della ragazza, manca il sottolineare che Alex è una autodidatta, un po’ come Billy Elliot, disturbano i costumi da avanspettacolo e stucca molto la caricatura che si fa della danza impersonata dalla vecchia e obsoleta figura di insegnante ex star. Nel film l’insegnante è per Alex un’amica, una luce che le indica il futuro, da seguire senza paura nel momento del suo maggior turbamento. E’ in questi momenti intimi che la traslazione a teatro trova la sua giustificazione.

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