INTERVISTA


Carla Fracci è coach per le stelle della Scala. Carla Fracci è coach per le stelle della Scala.

A pochi giorni dalla messa in onda in streaming del balletto Giselle approntato dal Teatro alla Scala in una particolare versione che andrà in onda il 30 gennaio alle ore 20 in streaming su Raiplay e sul sito del Teatro alla Scala, abbiamo intervistato Carla Fracci, chiamata dal nuovo direttore del Ballo scaligero Manuel Legris, come coach di primi ballerini. Sì, a lei è stata richiesta una master class per i protagonisti del balletto: Nicoletta Manni, Martina Arduino, Claudio Coviello, Timofej Adrianshenko, ma anche per Marta Romagna che sarà Bathilda e per tutti i danzatori della compagnia che parteciperanno al balletto. Questa serie di lezioni avvenute nelle sale del Ballo scaligero, sono state videoriprese e quindi anche queste andranno in onda. Sarà una importantissima testimonianza di come tramandare l’Arte dai Maestri ai Discepoli. Una buona idea che ha dovuto attendere l’arrivo del maestro Legris. Infatti è dal 1996, anno della sua Chéri, che la Scala non ha più richiamato Carla Fracci. 

Che esperienza é stata?

Emozionante. Perché mi sono trovata davanti danzatori che conoscevo da quando erano piccoli e frequentavano la Scuola di Danza della Scala o come Claudio Coviello che era alla Scuola del Teatro dell’Opera di Roma o Timofej Adrianshenko che avevo apprezzato a un Concorso. Allora era un ragazzino ucraino arrivato da Riga accompagnato dalla mamma. Credo però che il mio arrivo sia stato emozionante anche per loro. Perché erano attentissimi ai miei consigli alle mie correzioni e mi continuavano a ringraziare. Mi sono commossa. 

Quali consigli ha dato? 

Naturalmente mi sono fermata con loro su tutti i particolari che trasformano una perfomance in una grande interpretazione.  Ho detto loro di pensare ai gesti caratteristici del loro personaggio e al loro significato più profondo. In danza il gesto sostituisce la parola. Occorre anticipare il movimento con il pensiero e interpretare il gesto adatto al personaggio che siamo. Sì, chi siamo in quel momento. Entrare nel personaggio dalla prima entrata in scena è importantissimo. Io ho danzato più di duecento personaggi e ogni volta sentivo che dovevo essere diversa. Mi immergevo completamente in esso ed ero quel personaggio.

Altro?  

Ho parlato dello stile e della differenza tra personaggi che all’apparenza paiono simili ma sono diversissimi. Non basta un tutù bianco lungo per danzare Giselle o la Sylphide. Giselle è diversa nell’interpretazione e nella tecnica da Sylphide. E soprattutto lo stile delle due eroine è diversissimo. Eppure entrambe indossano un tutù simile e hanno le punte e il loro atteggiamento è romantico.     

Tornerà alla Scala? 

Da come mi hanno accolto so che questa bella compagnia, i primi ballerini – ma per me sono tutti carissimi ragazzi- ne saranno contenti e me lo hanno detto e dimostrato e io sarei felice di trasmettere loro ancora tante e tante cose, che so che potrebbero essere preziose per la loro carriera.

Aurora Marsotto 


www.raiplay.it

www.raicultura.it

www.teatroallascala.org

 

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