NOVITA' SCALIGERE


Teatro alla Scala di Milano. Roberto Bolle e Nicoletta Manni per Symphony in C. Shéhérazade. Al centro Virna Toppi. Teatro alla Scala di Milano. Roberto Bolle e Nicoletta Manni per Symphony in C. Shéhérazade, al centro Virna Toppi.

Saranno in scena ancora il 10 e 11 maggio Roberto Bolle e Nicoletta Manni per Symphony in C e Virna Toppi, protagonista della novità di Eugenio Scigliano Shéhérazade. Le repliche di questo trittico che comprende anche La Valse, si svolgono sino all’13 maggio con numerosi cambi di cast che vedono alla ribalda i migliori elementi del Ballo scaligero. Lo spettacolo è importante anche per la musica, Paavo Järvi dirige Ravel per La Valse, Bizet per Simphony in C e Rimsky-Korsakov per Shéhérazade. Ci si abbandona facilmente a queste celebri note ma solo la coreografia di George Balanchine, Symphony in C, precedentemente nota come Le Palais de cristal, assente dalla Scala dal 1987 e ora riallestita da Collen Neary, sa essere un tutt’uno con la musica scolpendo, anche grazie alla perfezione stilistica di Roberto Bolle e Nicoletta Manni, una costruzione adamantina di linee. Con loro splendido è il gruppo maschile capitanato da Timofej Andrijashenko, Claudio Coviello e Marco Agostino, brave le ragazze ma sicuramente più precise nelle repliche, anche perché Balachine, amatissimo dal pubblico, avrebbe bisogno di essere ballato più spesso. Difficile collocare con Balanchine le due novità presentate. La Valse, che ha aperto la serata si presenta come una coreografia a sei mani: Stefania Ballone, Matteo Gavazzi, Marco Messina che lanciano una luce quasi di circostanza sul primo Novecento (periodo in cui Ida Rubinstein danzò questo brano classificato come non ballabile). Eppure in esso c’è – con struttura sinfonica – tutta la voluttà del valzer di fine Ottocento che chiede solo di abbandonarsi alle note, cosa che invece questa coreografia, rigida e frammentaria, non richiede ai danzatori. Anche Virna Toppi e le sue compagne hanno cercato in Shéhérazade, con un buon risultato all’inizio, di abbandonarsi alle dolcezze orientaleggianti della celebre partitura di Rimsky-Korsakov e il pubblico le ha seguite con emozione sino al pas de deux con lo schiavo d’oro (un bravo Nicola Del Freo che ha sostituito alla prima Gabriele Corrado). Ma proprio questo celebre pezzo conosciutissimo per stile e lirismo si è rivelato per il coreografo Scigliano uno scoglio, da lì non è più riuscito a librare la sua coreografia con le note. Queste due novità, che hanno visto alla prova quattro coreografi della nuova generazione, hanno molto in comune come il rifiuto a lasciarsi guidare dalla musica, lavorando su strade separate. Si ha la sensazione di seguirli come su binari, linee che mai s’incontrano, dove quella musicale conserva la sua luminosità sino alla fine, mentre quella coreografica si opacizza mano a mano. A cercare una possibile e nuova sinergia rimane in palcoscenico il danzatore, forte solo delle sue emozioni, come la bella Virna Toppi in Zobeide, alla quale però non si può chiedere di più.

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