PROGETTO HÄNDEL


Teatro alla Scala di Milano. Progetto Handel. Roberto Bolle Svetlana ZAkarova. Foto Brescia-Amisano Teatro alla Scala di Milano. Progetto Handel. Roberto Bolle e Svetlana Zakharova. Foto Brescia-Amisano.

Mauro Bigonzetti è tornato alla Scala, dopo la breve direzione del Ballo, con il suo musicista preferito, Händel, e con Roberto Bolle e Svetlana Zakharova ha dato vita all’ormai consueto incontro con la danza da camera. Un’idea del Sovrintendente Pereira ormai un appuntamento consolidato delle stagioni teatrali. Progetto Händel si divide in due parti ed è affidato oltre ai due celebri danzatori anche a una piccola compagine di solisti e corpo di ballo che affrontano i numerosi e brevi brani del musicista inglese spartendosi assoli, duetti e incontrandosi in composizioni corali. Il regista di tutta l’operazione è la musica affidata per la prima parte al pianoforte di James Vaughan e per la seconda ancora allo stesso Vaughan al clavicembalo, Massimo Polidori al violoncello, Francesco De Angelis al violino, Fabien Thounand all’oboe, Andrea Manco al flauto. Händel, l’autore più vasto della storia della musica, è qui rappresentato attraverso una serie di suite che ispirano coreografo e danzatori a interpretare direttamente la musica senza nessun altro intermediario. Non c’è storia, non c’è arredo, le luci di Carlo Cerri sono solo funzionali e un po’ limitate, i costumi, molto grigio, nero, marrone ma nessuna vivacità policroma da festa barocca, sono di Helena de Medeiros ma hanno sprizzi interessanti nella rivisitazione dei tutù metallici. Belli quelli a gorgera per Denis Gazzo, meno, purtroppo, quelli creati per la Zakharova che ricordano troppo un cigno meccanico. Per gli uomini torace nudo e pantaloni dai toni tenui. Il mondo barocco di Bigonzetti è tutto nella musica e negli incontri degli interpreti che trovano spazio anche per inserire qualche vezzo tra pose acrobatiche. Nelle intenzioni del coreografo i danzatori hanno parecchio spazio a farsi protagonisti dei loro brani, ma pochi ne approfittano. E allora abbiamo visto emergere Denis Gazzo, Antonella Albano e Timofej Andrijashenko, Christian Faggetti, Nicola Del Freo, Gioacchino Starace. E ancora una volta i gruppi maschili, come nel recente Balanchine dell’ultimo spettacolo scaligero, sono apparsi più compatti e vivaci di quelli femminili. Poi Bolle e Zakharova, che non si sono sottratti ad amalgamarsi ai gruppi e questo è stato molto bello, ma quando ne escono, allora è emozione pura. Più intenso il passo a due della fine del primo atto, più scontato quello del secondo, ma qui si comprende bene quanto Bigonzetti sia rimasto in-cantato anche lui durante la creazione, perché è stato evidente quanto il loro apporto personale abbia contaminato la creazione. E allora ecco il prodigio di due corpi all’unisono che si abbandonano alla musica di Händel quasi senza filtro coreografico. E questo è anche merito di Mauro Bigonzetti. E il motivo della gioia di Svetlana di danzare libera, esternato con entusiasmo prima dello spettacolo.

Stampa |

Invia a un amico





Invia a un amico

Lascia un commento

xxx