ALLA SCALA


Teatro alla Scala di MIlano. Onegin. Marianela Nunez e Roberto Bolle. Foto Brescia e Amisano. Teatro alla Scala di Milano. Onegin. Marianela Nunez e Roberto Bolle. Foto Brescia e Amisano.

Venti minuti di applausi hanno accolto le prime recite del balletto Onegin, programmato al Teatro alla Scala sino al 18 ottobre. Il poker d’assi calato sulle tavole del Piermarini dal Direttore del Ballo, Frédéric Olivieri, ha irrobustito interpretativamente la celebre coreografia di John Cranko creata nel 1965 e che debuttò alla Scala nel 1993 con Carla Fracci. Interpretò allora il drammatico ruolo di Tat’jana, oggi riportato a grande splendore e partecipazione dalla straordinaria danzatrice argentina, e stella da anni del Royal Ballet, Marianela Nuňez, che in alcune gestualità rapide ricorda la stessa Fracci. Ma la Nuňez vi aggiunge anche una valenza contemporanea perché alla fine, in quel gran rifiuto, ci siamo sentite tutte Tat’jana. Intensa ed evidente è la sua bella intesa con il protagonista, Roberto Bolle, che con questo balletto si è fatto uomo. Dall’interpretare prima il giovane e romantico poeta Levskij è poi passato negli anni al ruolo del titolo, impadronendosi della sua maledetta drammaticità, ma riservandosi oggi anche risvolti meno patetici, più moderni e più intensi. Il loro ultimo passo a due dovrebbe servire da manuale alle giovani generazioni, tante sono le sfumature interpretative che sanno esaltare la tecnica senza evidenziarla. Una maestria che solo le grandi stelle possiedono. Ma senza gli altri due comprimari, Timofej Andrijashenko e Alessandra Vassallo, l’affresco puskiniano non sarebbe stato così apprezzato. Il suo Lenskij è quel dolcemente romantico che non si sottrae al sacrificio, ma anzi lo invoca alzando così la temperatura della narrazione. Finalmente con il Lenskij di Andrijashenko, Bolle ha un rivale della sua stessa tempra eppure ricco di sfaccettature differenti. Come la Ol’ga della Vassallo, che porta incoscientemente, e in un drammatico crescendo, il suo innamorato a battersi. Accanto a loro non meno significativa è la figura del principe Gremin, poi marito di Tatiana, il credibile e innamorato, Mick Zeni. Personaggio chiave di questo dramma dalle tinte struggenti, eppure vivaci e fosche, suggerite dalle belle pagine ciaikovskiane, ben calibrate dal direttore dell’orchestra scaligera, Felix Korobov. Le repliche vedranno l’avvicendarsi di molti cast capitanati da Nicoletta Manni, la Tat’iana del 6 ottobre con Marco Agostino-Onegin. Attesa anche per Claudio Coviello , Martina Arduino e Nicola Del Freo.

Aurora Marsotto

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