PRIMA ALLA SCALA


Prima della Scala. Per la Prima alla Scala un Andrea Chènier di Umberto Giordano, diretto da Riccardo Chailly.

Dopo 32 anni torna alla Scala, con la direzione di Riccardo Chailly e per la Prima di Sant’Ambrogio “Andrea Chénier” di Umberto Giordano. Un’opera verista con alcuni momenti romantici. La sua impalcatura musicale è molto elaborata (Mahler ne fu entusiasta) anche se non si avverte e sembra scomparire tra le voci. Resta una creazione di fine Ottocento, eseguita e sempre apprezzata. La bacchetta di Chailly merita un elogio e così va detto alla regia di Mario Martone, anche se le scene di Margherita Palli hanno aiutato podio e sguardi (forse il finale, con quel bianco su cui risaltava la ghigliottina, poteva essere migliorato). Il tenore Yusif Eyvazov, che interpretava il poeta Chénier, ha avuto una buona dizione e una notevole capacità nei legati; Anna Netrebko, soprano nelle vesti di Maddalena, è stata brava nella parte e nei filati, in quegli assottigliamenti della voce che ormai sono sempre più difficili da ascoltare. I grandi assenti erano i politici. Quei pochi che si sono visti non hanno soddisfatto le aspettative, anche perché l’inno di Mameli era forse preparato per le alte istituzioni della Stato. Così anche la protesta della piazza, che fa parte della Prima, non ha potuto trovare un suo ruolo. Dopo la prima ora, mentre era in corso l’ingresso degli spettatori protetto da forti schieramenti di polizia, i protestatari hanno levato le tende e gli altoparlanti. Non erano numerosi i politici annunciati e quindi si sarebbe gridato contro un ristretto manipolo dei loro rappresentanti.

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