ATTILA


Una Prima tutta politica quella di Attila questa sera alla Scala. Una Prima tutta politica quella di Attila questa sera alla Scala.

Si sa che “Attila” di Verdi, per diverse ragioni, è diventata subito un’opera politica. Anzi fu la colonna sonora del tempo che precedette le cinque Giornate di Milano del 1848 (ebbe, alla Scala, 31 repliche nel 1847). E tale si è rivelata la sera di sant’Ambrogio, all’inaugurazione della stagione del nostro massimo teatro. Quando il presidente Sergio Mattarella si è affacciato al palco reale, prima che iniziasse l’inno di Mameli, il pubblico gli ha tributato una vera ovazione: il più lungo applauso della serata. Gli italiani, forse preoccupati dai novelli Attila della politica (che possono portare anche la cravatta), hanno chiesto al presidente di curare quella patria cantata in tante arie dell’opera. Non è un mistero: ogni giorno nell’Italia attuale dichiarazioni dei membri del governo creano insicurezza, timore, persino paura. La prima è stata degna della Scala. Un eccellente Chailly e una regia che ci è sembrata adatta a quest’opera sono stati affiancati dai tre uomini Attila, Ezio, Foresto (rispettivamente Ildar Abdrazakov,  George Petean e Fabio Sartori) con buone voci e applaudite prestazioni. Odabella, intorno a cui tutto gira, era Saioa Hernandez: qualche vena acidula qua e là ma tutti gli acuti erano al loro posto.

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