ALLA SCALA


Quattro Serate dedicate a Nureyev al Teatro alla Scala di Milano. Foto Brescia-Amisano. Quattro Serate dedicate a Nureyev al Teatro alla Scala di Milano. Foto Brescia-Amisano.

Il Piermarini ha reso omaggio a Rudolf Nureyev con quattro serate omaggio e una mangiata di coreografie che l’hanno visto protagonista sia danzatore che coreografo. Il sipario si è aperto sul terzo atto de La bella Addormentata nella sua ricca -e difficile- coreografia, che lui tanto amò e che fu ricreata da Rudy proprio per il Teatro alla Scala nel 1966. Questa ultima parte anticipa con una serie di assoli, pas de deux e piccoli gruppi l’entrata in scena dei protagonisti per la festa finale – e mozzafiato – con tutto il Corpo di Ballo. E in sala c’era grande emozione e forse attesa di scorgere Rudy sbucare da una quinta e guadagnare il palcoscenico con il suo ingresso sicuro e personale. Invece, circondati da un bel gruppo tra primi ballerini e solisti del Teatro, Nino Sutera, Vittoria Valerio, Antonella Albano, Federico Fresi e Timofej Andrianshenko con Virna Toppi, Alessandra Vassallo, Gaia Andreano, Caterina Bianchi, ecco entrare Svetlana Zakharova e dall’Opera di Parigi Germain Louvet. Entrambi puntuali ed eleganti, ma senza sfavillii. Li avrebbe approvati? Prima che iniziasse il secondo titolo presentato, a sipario chiuso, ci è venuto in mente se a ottan’anni, li avrebbe compiuti il 17 marzo scorso, Nureyev avrebbe danzato ancora? Ci è venuto in mente il grande Jean Babilée, per il quale Roland Petit creò Le Jeune Homme et la Morte (altro cavallo di battaglia di Nureyev), che all’età di ottantadue anni, guadagnò con molto onore il palcoscenico, ospite di Non c’è Paradiso di Josef Nadj’s. Rappresentato anche a Torino, la sua era una piccola parte, ma dava spessore a tutto lo spettacolo e che emozionò grandemente chi scrive. Questo per sottolineare come un grande artista non ha un’età per smettere, solo l’intelligenza di diversificare la presenza e siamo sicuri che Nureyev, come quando presentò il suo Lago alla Scala nella parte del mago Rothbarth, avrebbe fatto. Certo non sarebbe stato Basilio, il protagonista con Kitri del Don Chiosciotte, secondo brano presentato in questo omaggio e che ci ha lasciato perplessi, non certo per le performance di Marianela Nuñez e di Vadim Muntagirov e della bella Maria Celeste Losa, quanto della mancanza di scenografia, che ha reso la breve performance non un vero omaggio a Nureyev che amava nel repertorio atmosfere ricche e barocche. Poi ecco quell’Apollo di Balanchine che Nureyev si ritagliò a misura (ma perché non aggiungervi la nascita dove Rudy offriva quei particolari movimenti sfasciandosi?). Qui tutto però è perfezione: da Roberto Bolle alle tre prime ballerine del Teatro, Nicoletta Manni, Virna Toppi e Martina Arduino. Difficile trovare all’estero questo brano così ben danzato. Sì, Nureyev l’avrebbe scrutato e sicuramente gradito, lui che non abbandonò mai alla sbarra la ricerca della purezza sino a quando le forze glielo consentirono. Come il gran finale con la presentazione di tutte le forze coreutiche della Scala, dalla Scuola alle ètoiles. Emozionante, sarebbe bello che questo brano creato dal Direttore del Ballo Fredéric Olivieri sulle note del Thannhäuser, fosse presentato più spesso, anche con le più giovani in tutù.

Aurora Marsotto

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