CATERINA DA SIENA


Per i Tipi dell'Editrice Città Nuova Esce una nuova edizioe delle Lettere di Caterina da Siena, curata da Per i Tipi dell’Editrice Città Nuova esce una nuova edizione delle Lettere di Caterina da Siena, curata da Angelo Belloni.

Caterina, sin dall’infanzia, impara a mortificarsi. Ancora fanciulla rinuncia ai piaceri del corpo: non mangia carne, passa il cibo di nascosto ai fratelli o lo dà ai gatti di casa. A sedici anni, dopo una visione in cui le appare San Domenico, prende il velo, pur restando a casa. Semianalfabeta, cerca di leggere le lodi divine e le ore canoniche, ma non riesce. Soltanto un intervento divino, stando a quel che asseriscono alcune testimonianze e lei stessa, le consente di realizzare tale desiderio.
Inizia a occuparsi dei lebbrosi ma si rende conto che moribondi e corpi devastati dai mali generano ribrezzo. Per punirsi, decide di bere l’acqua utilizzata per lavare una cancrena, affermando poi che “non aveva mai gustato cibo o bevanda tanto dolce e squisita”. Dal quel momento la ripugnanza sparì. Ma non si accontenta di questo: dorme due ore per notte e ha circa vent’anni quando rinuncia al pane, cibandosi solo di verdure crude. La notte di carnevale del 1367 le appare Cristo accompagnato dalla Vergine e da numerosi santi: le dona un anello, sposandola misticamente. La visione si dissolve, l’anello resta, anche se soltanto lei riesce a vederlo. In un’altra visione Gesù le toglie il cuore e lo porta con sé; al ritorno ne reca un altro e le confida che è il suo, prima di porlo nel costato della futura santa.
Nel 1375 papa Gregorio XI, ancora sedente in Avignone (i pontefici rientreranno a Roma nel gennaio 1377 anche in seguito alle esortazioni di Caterina), le avrebbe chiesto di predicare la crociata a Pisa. Mentre è in raccoglimento in una chiesetta riceve le stimmate che, come l’anello mistico, saranno visibili solo a lei. Morirà a 33 anni, età che non necessita di commenti.
Ha lasciato poco meno di quattrocento lettere scritte a tutti i potenti dell’epoca e un “Dialogo della divina provvidenza” che nel Cinquecento ebbe innumerevoli stampe, giacché veniva posto sul ventre delle donne per alleviare i dolori delle doglie. Proprio “Le Lettere” restano un documento unico anche per la letteratura italiana e ora, l’editrice Città Nuova, nella collana “Minima”, ne offre un’edizione, a cura di Angelo Belloni, in lingua corrente (2 volumi, pp. 804 e 812, euro 32). La fascinosa sintassi torna a essere compresa da un vasto pubblico e l’attenzione costante a quel mistero che è l’uomo si tocca. Lavorando sull’edizione del 1913 di Misciatelli, che resta un riferimento, Belloni ha “tradotto” per noi non soltanto il mistico universo di Caterina, ma i contatti, le esortazioni, le premure, la follia che si perde in Cristo.

http://editrice.cittanuova.it/s/527209/Le_lettere.html

Stampa |

Invia a un amico





Invia a un amico

Lascia un commento

xxx