ENNIO MORRICONE


Il mondo saluta Ennio Morricone. Il mondo saluta Ennio Morricone.

Potrebbe iniziare così il racconto della ricca vita artistica di Ennio Morricone, oggi già in dialogo con Mozart e Beethoven, desiderio che aveva espresso solo pochi giorni fa sentendo arrivare la fine della sua avventura umana. Studi classici, diploma al Conservatorio Santa Cecilia in tromba e in composizione. Il musicista ancora studente scrive “stacchetti” per il teatro di rivista, non disdegna la musica pop, scrive melodie divertenti per Vianello, Abbronzatissima, Pinne Fucile ed occhiali o la romantica Sapore di sale per Gino Paoli, o ancora di lignaggio vocale, Se telefonando per Mina. E abbiamo ricordato il minimo di questa collaborazione con il mondo delle canzoni. Poi è il momento delle creazioni musicali che lo proiettano nel firmamento cinematografico. Ma nulla è per caso. Sergio Leone era stato suo compagno di giochi e di scuola, e naturalmente l’amico per il quale scrivere la musica dei suoi film western, dove Morricone si divertiva con grande maestria a inserire grandiosi effetti speciali, come l’urlo del coyote o il fischio del treno, spesso portando all’estremo il suono della tromba, strumento amatissimo che il padre gli fece conoscere. Poi a cascata arrivarono i brani, circa cinquecento, per tutti gli altri registi, dai più celebri italiani Tornatore e Bertolucci, agli stranieri che gli portarono l’Oscar come Tarantino e un secondo Oscar alla Carriera. Vincitore di due Golden Globe e di quattro Grammy, non contando cinque nomination agli Academy Award e decine di altri premi, ecco la stella 2574 nella celebre Hollywood Walk of Fame. Ma Morricone è da ricordare anche per le partiture sinfoniche, l’altro aspetto più intimo della sua produzione. Musica contemporanea che offrì anche alla danza, con 4° movimento, un balletto andato in scena nel 2014, per la coreografia di Matteo Levaggi, al Maggio Musicale Fiorentino. Nella sua accezione di Musica “è quello che non si vede e non si sente” vi è racchiusa la sua opera e quella sua maestria a suggerire stati d’animo e interpretazioni visionarie che poi il cinema ha fatto propri.

Aurora Marsotto

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