DEMANSIONAMENTO


Nella quasi indifferenza è passata la legge sul demansionamento. Tempo di nuovi Vaassalli? Nella quasi indifferenza è passata la legge sul demansionamento. Tempo di nuovi Vaassalli?

Ci sono termini che riflettono un’epoca. I valletti, per esempio, indicano una sensibilità feudale; i sindacati, al contrario, ci portano nel mondo contemporaneo. Ora un termine come “demansionamento” sarebbe stato accettato come inevitabile in una società di valletti, avrebbe invece suscitato ire in un’altra dove abbondano i sindacati. Invece no, in Italia il demansionamento dall’inizio di luglio è diventato legge e la notizia non ha suscitato particolari scalpori. A dire il vero, nemmeno particolari reazioni sui giornali (giustamente preoccupati dalle riforme della Pubblica Amministrazione e dalle nomine RAI). Tutti credono che non li riguardi o che si possa fare causa, ma in realtà è – a nostro giudizio – un ulteriore passaggio per diventare sempre più dei sudditi e sempre meno dei cittadini. Ci si prepara a una società di valletti, nella quale occorre sapersi inchinare bene e al momento giusto, proprio per non essere demansionati. Che dire? Il sito di Franco Abruzzo ne dava notizia il 30 giugno con le necessarie indicazioni, pregando di fare attenzione al nuovo corso. E il “Fatto Quotidiano” ha tra l’altro pubblicato diversi articoli in materia: si trovano sul sito della testata. Il barone d’Holbach ha scritto a proposito di cortigiani, gente prona e supina e valletti in genere:
 “Il cortigiano ben educato deve avere uno stomaco tanto forte da digerire tutti gli affronti che il suo padrone vorrà infliggergli … è necessario un dominio assoluto dei muscoli facciali, al fine di ricevere senza battere ciglio le peggiori mortificazioni. Un individuo rancoroso, dal brutto carattere o suscettibile non riuscirà mai a fare carriera. … deve mostrarsi arrogante soltanto con chi non gli serve a niente … deve conoscere a memoria il prezzo di tutti quelli che incontra, deve salutare con reverenza la cameriera di una dama in auge, chiacchierare amichevolmente con il portiere o il valletto del ministro, accarezzare il cane dell’alto funzionario, inoltre non gli è permesso di distrarsi un attimo, la vita del cortigiano è un perpetuo impegno.”

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