MILANO


Milano tra Palmizi, questuanti e clochard. Milano tra palmizi, questuanti e clochard.

Le palme in piazza Duomo a Milano? Certo. Qualche quotidiano si è messo a condannare e a strillare. Noi, più semplicemente, dopo aver notato che si tratta di un’iniziativa commerciale, aggiungiamo spallucce a un fatto del genere. Milano, oltre quest’ultimo degrado estetico, è una città con non pochi problemi, nonostante quel che si dice negli ambienti della sinistra da salotto, i medesimi che hanno contribuito alla vittoria dell’attuale amministrazione. Milano si è – facciamo un solo esempio, lasciando altri a prossime occasioni – riempita di questuanti e di barboni o clochard, come ama chiamarli qualche anima candida. Ve ne sono ovunque. Li trovate a san Babila, accanto alla Galleria (all’interno non ancora), in via Dante, sotto i portici di piazza XXIV Maggio, in corso Italia, ovunque. I barboni possono essere stanziali, con coperte e cartoni, o chiedere la carità all’entrata e all’uscita dei negozi, della metropolitana, agli angoli delle strade. Probabilmente vincerà una colomba di Pasqua il cittadino che è in grado di percorrere 200 metri di strada entro la cerchia delle vecchie mura spagnole senza incontrarne almeno uno. Ma la giunta li vede? E cosa pensa di fare il Palazzo? Non sa che qualcuno è stato costretto ad abbandonare uffici e atelier a San Babila per trasferirsi in vie dove i barboni non bivacchino in maniera fissa, riempiendo dei loro escrementi e di urina vasi posti a decorazione, marciapiedi e persino portoni d’ingresso a case e uffici? La situazione sotto Pisapia era preoccupante, ora è peggiorata. Certo, le tasse sono sempre alte, anzi atroci; dimostrano che il cittadino è trattato come un suddito, perché quel che versa non ottiene un controvalore nei servizi e nel decoro della città. Confondere l’accoglienza e la tolleranza con il degrado significa creare disagio. Sappiano a Palazzo Marino che proprio il disagio sta aumentando come non era successo negli ultimi anni.

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