SUICIDIO ASSISTITO


Gustavo Dore'. Il Purgatorio di Dante Alighieri. Catone l'Uticense. Gustave Dore’. Il Purgatorio di Dante Alighieri. Catone l’Uticense.

Il caso del suicidio assistito del Dj Fabo ci induce ad alcune riflessioni che i giornali di carta non hanno fatto, o non conoscono, o che preferiscono evitare. Apriamo la “Divina Commedia” di Dante al primo canto del Purgatorio. Leggiamo: “Or ti piaccia gradir la sua venuta:/ libertà va cercando ch’è si cara,/ come sa chi per lei vita rifiuta”. Sono parole rivolte da Virgilio a Catone Uticense (custode dell’accesso al Purgatorio) per presentargli il sommo poeta fiorentino “cercatore di libertà”; quindi vi è un riferimento al suicidio del medesimo Catone, che scelse di togliersi la vita dopo la sconfitta nella battaglia di Tapso (46 a.C.), contro la possibile dittatura di Cesare. L’Uticense fu un personaggio che il Medioevo cristiano intese quale supremo esempio di difensore delle libertà, tanto da sacrificare la propria vita per esse. In Dante e in numerosi altri autori diventò modello di vita austera e dignitosa. E ancora la scuola degli stoici antichi insegna che è giusto rinunciare alla vita quando, continuandola, diventa impossibile adempiere il proprio dovere. Ne scrissero Cicerone e Seneca. Ma ancor più, rinunciare alla vita diventa lecito quando ci si trova davanti a una situazione insostenibile, impossibilitati a esercitare la propria libertà e a salvare la dignità che ci distingue dagli esseri bruti. Di questo hanno scritto Hume e, più recentemente, Jaspers. Qualcuno dirà che la vita è un dono e che non si ha il diritto di abbandonarla. Pur rispettando le idee religiose che sostengono questa tesi, ripetiamo con Giuseppe Prezzolini che “è uno strano dono”. E che questo dono nessuno l’ha chiesto ma in molti lo stiamo scontando.

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