TEATRO ALLA SCALA 2


Teatro alla Scala di Milano. Giselle. Teatro alla Scala di Milano. Giselle.

Si era detto precedentemente, parlando dell’andata in scena in questo autunno del balletto Giselle al Teatro alla Scala che, dopo le prime recite, sarebbe stata, forse, un’altra storia. E lo è stata. Come di consueto la distribuzione dei ruoli, dopo le étoiles Svetlana Zakharova e David Halberg, sono stati attribuiti ai nostri primi ballerini, ai nostri solisti. E allora Giselle è come fosse rinata, è tornata nostra, drammatica ed emozionante. Quella a cui siamo affezionati, quella che ottiene all’estero successi incondizionati. Cosa offrono di diverso i nostri interpreti dei più acclamati artisti stranieri? L’aderenza alla  coreografia originale, il rispetto dei tempi musicali, una buona interpretazione, comunque coerente con il contesto e antiche e moderne emozioni, bilanciate con personale intelligenza e partecipazione da tutti gli interpreti. Null’altro. Ma ciò oggi è molto e difficile da trovare nelle produzioni anche di grandi teatri stranieri. Non c’è più la ricerca e la conservazione del particolare coreografico, quello che fa la differenza tra una grande interpretazione e una di routine. E allora, ecco alla ribalta la freschezza dell’amore, con tutta la sua ingenuità e candore danzato da Nicoletta Manni e da quel principe guascone che è Timofej Andriashenko, dalla tecnica ormai sempre più cristallina. Nessuno dei due si è sottratto alle impervie vie tecniche e la Manni ha offerto con intelligenza anche il difficile doppio registro interpretativo, terreno e soprannaturale.  Alla seguente coppia, Vittoria Valerio e Claudio Coviello la scelta di due atti drammaticamente complementari. Già dalle prime battute la Valerio è consapevole di essere la vittima di un sogno d’amore e in questa visione conduce il gioco. E’ la protagonista indiscussa della scena sia terrena che soprannaturale, e alla quale il dolce Coviello, dalla tecnica sempre limpida, l’asseconda sino alle ultime note. Note che finalmente il Direttore Coleman ricrea con sicurezza e colore, non dovendo più rincorrere le accelerazioni imposte nelle prime serate.  


MILANOLTRE 2019


MilanOltre 2019. Chukrum di Virgilio Sieni. Foto Giuseppe Di Stefano: MilanOltre 2019. Chukrum di Virgilio Sieni. Foto Giuseppe Di Stefano.

Ha trentatré anni MilanOltre, la storica rassegna nata nel vecchio teatro di Porta Romana, ma in collaborazione con l’Elfo, e poi approdata nelle belle sale del teatro Elfo Puccini. E’ come una ragazza dai solidi natali e punto di riferimento dei suoi innumerevoli estimatori. Quest’anno offre al loro sguardo sempre affezionato un panorama soprattutto italiano. E questo ce ne dispiace un po’ perché è stato questo Festival a portare a Milano grandi personalità contemporanee come, tra i molti, Stephen Petronio, Karole Harmitage, la Fura Dels Baus, Trisha Brown, Bill T. Jones. Quest’anno si è voluto valorizzare molto la danza raccontata e presentata dai critici e dagli studiosi all’Università Statale e nello stesso Teatro Elfo Puccini. Un passo importante, che potrebbe aprire ad altre forme come confronti diretti con artisti, pubblico e programmatori dopo gli spettacoli. La danza contemporanea, offrendo molteplici e personali interpretazioni, scuote la gente, la fa partecipe sia che apprezzi o meno la performance. Ma tra scale, ascensori e bar, qui al Puccini comunque si parla e si discute. Anche l’altra sera per la Petruska di Virgilio Sieni. Particolarmente curata è sembrata la messinscena che separa lo spettacolo in due costrutti: Chukrum e Petruska, il primo è una interessante installazione (schermo opaco a tutta ribalta) sulla musica di Giacinto Scelsi. Qui le mani si fanno touch and go di corpi che non vogliono apparire, ma diventano netti nel seguente brano, dove tutti e sei gli interpreti (tre uomini e tre donne) sono Petruska, marionette di una scena rosata chiusa da quinte in tulle, dalla quale sembrano a tratti scappare per riprendersi una vita normale. Il Festival si è aperto con la compagnia Zappalà Danza e si chiude con Cristina Kristal Rizzo e la sua interpretazione delle incertezze, proprie e di tutte le donne. All’interno di queste due settimane spettacoli che vedono alla ribalta la compagnia di Susanna Beltrami con la novità “Ballade, preghiera profana”, la Fattoria Vittadini, la compagnia di Simona Bucci e l’unica ospitalità straniera (11,12 e 13 ottobre) il Ballet of difference di Richard Siegal con New Ocean, dedicato a Merce Cunningham e alla sua ultima opera incompiuta in collaborazione con Cage, Ocean. Tutti gli eventi e i suoi protagonisti su www.milanoltre.org.


TORINODANZA 2019


TorinoDanzaFestival 2019. TorinoDanzaFestival 2019. Sutra di Sidi Larbi Cherkaoui.

Quest’anno l’apertura del Festival TorinoDanza, edizione 2019, è stata affidata al coreografo belga Sidi Larbi Cherkaoui, che ha offerto per la prima serata la 250° replica dell’acclamato spettacolo. Andò in scena la prima volta al Sadler’s Wells di Londra nel 2008. Inserito in MitoSettembreMusica, si intitola Sutra ed è danzato con il gruppo dei monaci cinesi Shaolin e -occasione rara, ma l’anniversario era importante- con lo stesso coreografo nei panni del visitatore occidentale. Sutra, in sanscrito filo, è il suo viaggio nel mondo Shaolin dove le pratiche kung fu e tao chi unite alla meditazione buddista portano il gesto a una particolare elaborazione della forza mai fine a se stessa. L’occidentale curioso che vuole costruire legami con il mondo orientale è lo stesso tenero Sidi catapultato in un panorama ligneo dove 16 casseforme, multipli di Antony Gormley che firma anche le luci, ricreano uno spazio sempre diverso, sempre vibrante, ma poco aperto al visitatore. Questo è il mondo Shaolin dove una ventina di guerrieri e due adepti di soli 8 anni raccontano la loro giornata fatta di allenamenti e tanta meditazione comune. Tengono, forse per una naturale gentilezza, un capo del Sutra, e al loro tradizionale corto kimono sovrappongono anche una giacca occidentale, ma è una breve frazione, il nostro mondo sembra interessar molto meno che al nostro viaggiatore il loro, ma noi siamo degli inguaribili curiosi. Differente è l’unione con l’universo irlandese nel successivo appuntamento, un lavoro a quattro mani sempre di Sidi Larbi Cherkaoui con Colin Dunne, presentato il 19 e 20 settembre al Teatro Carignano. Si intitola Session e appartiene come il precedente al suo vagare coreografico da una cultura all’altra. Altro importante appuntamento sarà con il coreografo Akram Khan e il suo Xenos, lavoro commissionato dagli inglesi per commemorare il centenario della Prima Guerra Mondiale. Andrà in scena con musica dal vivo il 25 e 26 settembre alle Fonderie Limone di Moncalieri. Sullo stesso palcoscenico della Sala Grande arriva dal Belgio, per la prima volta a Torino, Lisbeth Gruwez il 9 e il 10 ottobre. Lo spettacolo The sea Within, si compone di due brani, il primo corale interpretato dal suo gruppo tutto al femminile e si chiude con il suo assolo. La rassegna articolata con molti altri spettacoli presentati anche da autori italiani (ai quali rimandiamo al sito) si chiude il 26 e 27 ottobre sempre a Moncalieri con Kamuyot, un brano firmato dal coreografo Ohad Naharin per i giovani della compagnia Batsheva.

www.torinodanzafestival.it

Aurora Marsotto


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