Teatro alla Scala


Teatro alla Scala di Milano. Teatro alla Scala di Milano. Gala Nureyev. Foto Brescia-Amisano.

Com’è consuetudine di questi tempi, ma speriamo presto di scordarla, il previsto Gala Nureyev pensato per onorare il suo genetliaco (17 marzo 1938) e per ricordare anche le tante collaborazioni e presenze sul palco della Scala del grande danzatore e coreografo, lo spettacolo è andato in onda in streaming. Con la nuova direzione del Ballo affidata a Manuel Legris, che proprio Nureyev promosse étoile dell’Opera di Parigi nel 1988, la serata ha presentato solo brani tratti dalle più celebri rivisitazioni coreografiche del repertorio e creazioni a sua firma. Il corpo di ballo e gli artisti impegnati hanno dato ancora una volta prova di entusiasmo e fermezza nell’affrontare la difficile preparazione e messa in scena, senza il calore del pubblico, l’orchestra adagiata in platea e il direttore Koen Kessels sul fondo. La serata si è aperta con un brano tratto dal secondo atto di Don Chisciotte, nella bella scena hanno danzato Nicoletta Manni, Maria Celeste Losa, Agnese di Clemente, Federico Fresi e Giuseppe Conte. E’ seguito il celebre adagio dalla Bella Addormentata con la protagonista, Martina Arduino, e i quattro cavalieri, Mick Zeni, Massimo Garon, Edoardo Caporaletti, Gioacchino Starace. Poi ecco l’assolo di Manfred, interpretato con intensità dal bravo Claudio Coviello, un balletto creato da Nureyev e per la prima volta presentato anche se ridotto alla Scala. E’ seguita una delle sue ricostruzioni più celebri di Nureyev, Il Lago dei Cigni. A danzare il bel passo a tre di Odile, Siegfried e il mago Rothbart, Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko e Christian Faggetti. Difficile non ricordare lo stesso Nureyev estremamente malefico in Rothbart, personaggio che si cesellò sulle proprie capacità, modificandolo nel tempo. Qui manca la scena, manca il grande mantello del mago. Il grandioso Lago di Nureyev fatica a essere estrapolato in uno spazio con la luce quasi fissa e una gradinata non necessaria, e anche il sottile gioco di sguardi, clou del brano, perde tutta la sua drammaticità. Ma la scarna situazione scenica che si è scelta – solo motivi covid? – non inficia all’estratto di Cenerentola (fresco e delicato il passo a due di Alessandra Vassallo e Gabriele Corrado) e nemmeno al breve brano (la scena del balcone) di Romeo e Giulietta. Ma qui entra di prepotenza Vittoria Valerio, dall’aspetto così esangue, eppure determinatissima a prendersi tutto l’amore possibile, così forte nella sua delicatezza da trascinare in un turbinio di emozioni Marco Agostino, un Romeo in crescendo. Infine chiusura della serata con la sua Raymonda, il balletto al quale Nureyev era particolarmente affezionato, perché l’aveva ricomposto con una forte sentimento russo ma declinato alla grandeur francese che ammirava e il teatro dell’Opera di Parigi ne fu sempre la sua culla preferita. Qui ecco il divertissement dal terzo atto con le brave Virna Toppi, Maria Celeste Losa, Antonella Albano, il corpo di Ballo, ma è la presenza di Nicola Del Freo, che ha calamitato l’attenzione per la sua ottima prestazione, e la luce che sa infondere in scena. Un danzatore di grande tecnica, ma che sa coniugarla con tutti i registi dell’emozione. Un bel finale nel nome di Nureyev. 

Aurora Marsotto


RICCARDO MUTI


Teatro Regio di Torino. Teatro Regio di Torino. Il Maestro Riccardo Muti dirige Così fan tutte di Mozart. Foto Silvia Lelli.

Naturalmente in streaming, è tornato al Teatro Regio di Torino Riccardo Muti con l’opera Così Fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart. Diretta con la sua conosciuta e apprezzata sensibilità per il complesso tessuto musicale del genio salisburghese, ha guidato con bacchetta ferma e fantasiosa le belle voci di Eleonora Buratto, Paola Gardina, Alessandro Luongo, Giovanni Sala, Francesca Di Sauro e Marco Filippo Romano. Buona la scelta della regista Chiara Muti di ambientare l’opera in un Settecento dal sapore immortale, come il suo autore. Ben coadiuvata dalla scenografa Leila Fteita e dal costumista Alessandro Lai, l’opera ne ha acquistato freschezza e vigore. Focalizzati alcuni momenti ben ripresi dalle telecamere, l’assieme ha consegnato ai telespettatori anche un delicato fruscio di tulli bianchi, polvere di cipria e qualche divertente gioco creato per mantenere le fatidiche distanze teatrali. Il successo della serata è stato firmato è stato dal collegamento di più di 27.000 spettatori.  Giovedi altro streaming di Muti sempre con il Teatro Regio, la sua orchestra e il suo coro. Questa volta l’omaggio è a Giuseppe Verdi in forma di concerto, presenterà  la Sinfonia da Giovanna d’Arco, Stabat Mater e Te Deum da Quattro pezzi Sacri per coro e orchestra. Solista del Te Deum sarà Eleonora Buratto. Da seguire sul sito del Teatro Regio (pagamento 3 euro).

www.teatroregio.teatro.it   


RICORDO


La Danza saluta uno dei suoi artisti più luminosi. La Danza saluta uno dei suoi artisti più luminosi: Patrick Dupond. Nelle foto del 1986, Bolero, Teatro alla Scala di Milano.

Se n’è andato veloce come velocemente ha vissuto la sua parabola d’artista,a soli sessantun anni. Bellissimo danzatore, dotatissimo per tecnica e sensibilità espressiva, ha raggiunto e superato tutte le tappe, quelle che un danzatore se ne prefigge solo qualcuna. A diciassette anni, diplomato all’Opera di Parigi, é medaglia d’oro al prestigioso Concorso Internazionale di Varna, con una menzione speciale per età e abilità. Poi si susseguono le tappe all’interno dell’Operà, primo ballerino, étoile, direttore del Ballo, nominato dopo la morte di Nureyev. Amato dai più grandi coreografi ricordiamo Béjart (scandalosa la sua Salomé come  strepitoso il suo Bolero che infiammò anche la platea della Scala). Neumayer per Vaslav, Roland Petit per il Fantasma dell’Opera, Twila Tharp per Grand Pas: ritmo dei Santi), Alvin Ailey. (Au bord du precipizio) Rudolf Nureyev (Romeo e Giulietta e Don Chisciotte). Ha danzato nelle più prestigiose compagnie e in ogni balletto ha sempre dato la sua versione: personale, forte e sensuale. Magnetico, sapeva incatenare a sé l’attenzione del pubblico offrendogli forti sensazioni. Meticoloso, curava ogni particolare dai costumi al trucco, sempre molto forte e fantasioso, ma perfettamente coerente con la sua visione del balletto e con il costume. E, infatti nella seconda parte della sua vita -un grave incidente automobilistico compromise la sua carriera artistica- si dedicò alla moda e al mondo dei profumi, prolungando la sua vena artistica. I ricordi delle sue performance oggi si sovrappongono in un collage emozionante, ma su tutte le immagini prevale il “suo” Bolero (qui sopra nella foto) che fece scuola per tutta la platea di danzatori che dopo di lui lo danzarono. Ancor oggi  è esempio di come questo breve balletto debba essere danzato da un uomo.  


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