DANZA IN FIERA


Danza in fiera 2020. Ye Ran. Danza in fiera 2020. Ye Ran.

La kermesse coreutica, Danza in Fiera, compie quindici anni sempre alla Fortezza da Basso di Firenze. Quattro giorni (dal 20 al 23 febbraio) per mettere in mostra tutto quanto fa danza, dalle lezioni gratuite a quelle per professionisti, dalle audizioni per teatro e tv agli incontri con la danza internazionale. In occasione del 50° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, la manifestazione ospiterà Ye Ran, celebre artista e insegnante di danza cinese tradizionale, quella che si ispira ai dipinti del periodo Tang (618-907). E’ una danza complessa e raffinata, perfetta per le corti cinesi che si trovavano sulla via della seta. Con il coreografo Gustavo Oliveira, Ye Ran, creerà una coreografia che fonderà la danza cinese e quella contemporanea occidentale. La composizione sarà presentata dalla compagnia Opus Ballet il 21 febbraio e sarà preceduta da una conferenza. Ci sarò spazio anche per una giornata dedicata al Tango con performance e lezioni aperte a tutti secondo il progetto T21 (Trisoma 21) dedicato anche ai ragazzi con la sindrome down. In Fiera arriverà, per la prima volta, l’amato e divertente stile Bollywood, sarà all’interno di una interessante offerta di danza indiana. Tutte opportunità nella rassegna dove Make in possible sarà per tutti l’imperativo.

Aurora Marsotto


TEATRO ALLA SCALA


Teatro alla Scala di Milano. Kammerballett - Chiara Fiandra Gioacchino Starace. Foto Brescia e Amisano. Teatro alla Scala di Milano. Kammerballett – Chiara Fiandra Gioacchino Starace. Foto Brescia e Amisano.

Per l’ormai tradizionale appuntamento con il balletto su musica da camera, idea nata e valorizzata durante la soprintendenza Pereira, in questi giorni (sino all’8 febbraio) è di scena la Serata van Manen- Petit composta da cinque brani creati nel secolo scorso. In buca emozione musicale ricreata al pianoforte da James Vaughan, al violoncello da Alfredo Persichilli, all’organo da Lorenzo Bonoldi. Lo spettacolo si apre con Adagio Hammerklavier ispirato alla omonima sonata di Beethoven, per tre coppie che inanellano separatamente morbidi pas de deux. Il coreografo olandese Hans van Manen, ottantasette anni portati con brio, li ama chiamare incontri tra uomo e donna, che declina secondo i diversi atteggiamenti del loro umore. Tutti ben concatenati, risplende però di una luce particolare e attuale, l’ultimo interpretato da Nicola del Freo e Maria Celeste Losa, chiamata quest’ultima a sostituire Martina Arduino infortunatasi, solo tre ore prima dello spettacolo. Si prosegue con un celebre pas de deux maschile di Roland Petit Le combat des anges, su musica di Fauré tratto da Proust, ou les intermittences du coeur. Di grande impatto fisico, Claudio Coviello e Marco Agostino si fronteggiano in bravura tecnica, ma sono ancora temperamenti troppo simili per due ruoli così diversi e particolari. Si ritorna poi a van Manen e al suo Kammerballet del 1995, su musica di Cage e Scarlatti per quattro coppie che giocano in colori e in armonia. Ma alla fine é Alessandra Vassallo a prendersi la scena entrando perfettamente nel lessico del coreografo olandese. E ancora van Manen con l’atteso Sarcasmen del 1981 per la prima volta in Italia. E’ un pas de deux per coppia che nell’intenzione dovrebbe trattare per tratti umoristici la competizione tra ballerino maschio e danzatrice. Van Manen crea benissimo la coreografia per il danzatore, qui uno strepitoso Claudio Coviello, meno si interessa per i tratti femminili che la brava Nicoletta Manni cerca comunque di farseli suoi giocando con il suo compagno di sbarra. E infine ecco il celebre Le Jeune homme et la Morte di Roland Petit, brano creato nel 1946 per Jean Babilée e danzato sino ad oggi dai più celebri danzatori del mondo. Roberto Bolle, lo balla da anni, lo ama, ne scorge sempre risvolti nuovi, come s’addice ai capolavori. In questa edizione ne ha sottolineato le sottili linee acrobatiche dimostrando ancora una volta una preparazione atletica non comune. Con lui la sorpresa è stata Nicoletta Manni, già avvezza al ruolo, ma con Bolle ha sfoderato tutte le armi della seduzione, care a Zizi Jeanmarie, quindi perfettamente in linea con la creazione, trasportando il pubblico in quel clima esistenzialista, ma ugualmente ricco di lustrini e paillettes, tanto amato da Roland Petit. Attesa poi per le ultime repliche del balletto (5, 7 e 8 febbraio) quando sarà Claudio Coviello ad impersonare le jeune homme.

Aurora Marsotto


ALLA SCALA


Teatro alla Scala di Milano. Sylvia. Teatro alla Scala di Milano. Sylvia di Manuel Legris.

L’inaugurazione della stagione di Balletto del Teatro alla Scala, con l’avvento del nuovo sovrintendente Dominique Meyer, è stata affidata a una coproduzione con il Wiener Staatsballett dal titolo Sylvia su musica di Léo Delibes. Il balletto nacque per l’Opera di Parigi nel 1876 e alla prima fu solo la musica a ricevere grande interesse, mentre si dovettero attendere le versioni di Ashton (1952), di Neumayer (1997), di Morris (2014) perché la danza potesse avere la sua rilevanza. Manuel Legris, celebre étoile dell’Opera di Parigi oggi direttore a Vienna, ha trovato in questo titolo l’occasione per tuffarsi nel gran ballo alla francese, dove protagonisti sono l’elegante tecnica accademica e il gesto raffinato atti a creare un lungo divertissement: aderente, quindi, alla Amintadi Torquato Tasso, che il poeta italiano scrisse e rappresentò come intrattenimento nel 1573 per la corte estense nei giardini dell’Isola Belvedere sul Po. Nei versi di questo dramma pastorale Legris vi ha trovato ampio materiale per restituire a Sylvia la sua natura non solo di poema cortese, ma di celebrazione dell’Amore. Quell’Eros che sa sottrarsi alle leggi delle convenzioni. Naturale, quindi, che già alla sua creazione coreografica, si scelse Sylvia come titolo, più adatto a celebrare con il nome della protagonista il suo amore per Aminta, pastore che per il dolore della sua scomparsa si uccide. Ma non è un dramma, ha il suo lieto fine che puntuale arriva al termine dei tre atti, densi di tutte le possibili combinazioni tecniche che la danza sa offrire. Si susseguono assoli per Diana che vorrebbe Sylvia solo al suo servizio, per l’innamorata e astuta Sylvia, per lo sfortunato Aminta, per il furbo Orione, per Eros, l’Amore che tutto decide. E Legris di questo sovrabbondante materiale ne fa una gran festa -scelta molto aderente allo scopo iniziale del Tasso-, una festa per il Corpo di Ballo, prima quello di Vienna, ora quello del Teatro alla Scala, donando in tutte le numerose rappresentazioni, che si protrarranno sino al 14 gennaio 2020, importanti parti a tutti i danzatori. Ne è nato in palcoscenico un clima adatto alla competizione e alla gioia di danzare con spensieratezza i passi che si conoscono da anni, con la possibilità di rappresentarli al meglio. E così la Sylvia di Martina Arduino alla prima è parsa dolce e anche molto astuta, più lirica e sognante quella cristallina e perfetta di Nicoletta Manni, Maria Celeste Losa è una Diana risoluta, ma è l’Aminta di Claudio Coviello a strappare gli applausi più convinti. Danzatore dotato di grande preziosità tecnica, trova in questa parte la possibilità di esprimersi al meglio. Accanto a loro Christian Faggetti e Marco Agostino sempre in crescita, mentre Vittoria Valerio riluce di una sua emozionante presenza.    

Aurora Marsotto


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