COSE NUOVE A LIONE


Dorny Serge Dorny. Nelle foto la mise en place di Didone.

Serge Dorny, sovrintendente a Lione, è uno dei protagonisti della musica del nostro tempo. Nessuno al pari di lui ha saputo coinvolgere, rilanciare, organizzare il mondo delle note in Europa. Ha conquistato i giovani di Lione e non soltanto, ha aperto il teatro alle sperimentazioni, ha offerto l’opportunità a direttori d’orchestra come il giovane Daniele Rustioni di diventare una delle bacchette diriferimento di questo inizio secolo (con buona pace di certi critici). E al tempo stesso non ha messo da parte il grande repertorio. Desidera che quest’ultimo sia interpretato con legiuste emozioni, senza nostalgie, magari sperimentando. Soltanto così è possibile restituirlo ai contemporanei, perché – come dice lo stesso Dorny – “la Traviata è un colpo al cuore, il Don Giovanni permette di toccare ciò che è straordinario”. 

Dorny organizza la musica tenendo conto di quanto accade oggi nel mondo. Confida: “Sono cambiati gli aspetti della città. Al centro un tempo c’era la chiesa, la prigione, la piazza. E noi dobbiamo ritornare a vivere ritrovando l’agorà, tenendo conto di tutto quello che la storia ha aggiunto ai vecchi riferimenti”. Quasi superfluo aggiungere che la musica è il più fascinoso dei richiami. Intorno alle sale dove si evocano le note, è possibile iniziare a vivere un’altra storia e a fare cultura. Precisa: “Per me la cultura è politica, nel senso nobile del termine, non in quello ideologico”.

Il teatro, la sala da concerto, i luoghi dell’opera o del concerto vanno trasformati per Dorny in spazi d’emozione collettiva. “La solitudine è il male di questa epoca”, aggiunge. E ancora: “Il pubblico non è una bestia, bisogna aprire le nostre istituzioni e metterle al centro della città”. Coinvolgere, insomma.

Quasi inutile aggiungere il perché Dorny stia puntando sui giovani direttori: loro hanno qualcosa da comunicare che abbraccia il futuro. Per esempio, nel programma dell’Opéra di Lione, nel giugno 2020 “Le Nozze di Figaro” saranno affidate a Stefano Montanari, il “Guglielmo Tell” (in francese, ottobre 2019) a Rustioni, il medesimo che rileggerà anche l’interpretazione della  “Tosca” (tra gennaio e febbraio 2020).

Non è il caso di riassumere quella che sarà la prossima stagione dell’Opéra lionese, di certo vi sono sorprese come “La luna” di Orf  (marzo 2020), un nutrito programma di danza e concerti, perché quel che conta a Lione è il risultato che Dorny sta ottenendo. Egli dimostra che le grandi opere della musica non sono vecchie, che sanno ancora coinvolgere, che possono aiutarci a vivere meglio e che la cultura è politica. Nel senso alto del termine, ovviamente.


CONSERVATORIO G.VERDI


Il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Gruppo di Musica Moderna.

Occorre consultare il sito (e quasi ogni giorno) per essere sempre aggiornati sulle molteplici attività del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. E’ il più grande istituto di formazione musicale in Italia. E accanto al liceo musicale, ai corsi per professionisti, propone anche lezioni per ragazzi e alcuni di essi entrano a far parte del coro di voci bianche. Dentro a queste storiche mura nel centro di Milano ha preso forma La Compagnia del Cigno, la fortunata serie televisiva che presto avrà un seguito. Successo meritato anche per le scelte del regista Ivan Cotroneo che ha saputo ricreare lo spirito che tutti i frequentatori respirano appena entrano in piazza del Carmine. E’ un luogo ampio e appartato, quello dal quale si accede al Conservatorio, quasi un pronao che prepara a respirare e a godere della musica, senza barriere di sorta. Molteplici sono le offerte anche per neofiti, molti concerti sono gratuiti. E’ possibile ascoltare il grande esecutore, il celebre direttore come i giovanissimi vincitori dei primi premi musicali o gli insegnanti che offrono la bella rassegna Musica Maestri. L’offerta abbraccia ogni tipo di musica, concerti, recital, conferenze, incontri sul benessere che la musica da, festival, masterclass, seminari. E da quest’anno uno spazio speciale l’ha la musica contemporanea sotto la sigla m2c, con una importante guida all’ascolto. L’attenzione è naturalmente posta sugli allievi, sui giovani emergenti e sui bambini ai quali la Filarmonica della Scala ha offerto in questo fine settimana sia alle scuole che al pubblico, gratis, “Il sogno di una notte di mezza estate di Felix Mendelssohn”, all’interno del programma didattico “Sound! Music”, per avvicinare i piccoli all’ascolto della musica classica. Sul palco, la Piccola Filarmonica della Scala e l’Orchestra da Camera del Conservatorio, dirette da Alessandro Ferrari, con la partecipazione del coro del Conservatorio e di quattro voci soliste, regista Francesco Micheli. Alla guida di tutte le molteplici manifestazioni, molte le ospitalità nelle due sale di musica e le visite al museo degli strumenti musicali e all’oggettistica inerente, c’è l’entusiasmo e la capacità organizzativa del direttore Cristina Frosini, sempre pronta a nuove avventure musicali.


TEATROSOCIALECOMO


Teatro Socilae di Como. Balletto Nazionale Sloveno. Teatro Sociale di Como. Balletto del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor. Coreografie Edward Clug.

Serata intensa quella presentata al Teatro Sociale di Como nell’ambito della rassegna di Danza AsLi.Co, in scena il Balletto del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor, importante compagine capace di declinarsi con sicurezza al classico e al contemporaneo. Due le coreografie offerte al pubblico, entrambe coreografate da Edward Clug, suo direttore dal 2013: Stabat Mater sulle musiche di Pergolesi (1735) e Le Sacre du Printemps sulla partitura di Igor Stravinsky (1913). Sacro e profano a confronto dunque, per questo coreografo, già emerso nel panorama europeo con il celebre Radio and Juliet e che offre un approccio interessante a questi due diversi lavori presentati a Como. Riesce infatti a mantenersi sempre molto personale nell’affrontarle e a rendere leggibile al pubblico la sua cifra coreografica. Movimenti di massa, colore, stigmatizzazioni dei gesti spesso sono simili in entrambe le situazioni, ma la musica dello Stabat Mater offre al coreografo una maggior forza creativa. E’ qui che il suo disegno del dolore e della speranza tessuto in modo tradizionale, prende le ali anche per alcune interessanti soluzioni, la crocefissione e la deposizione che nulla tolgono, ma aggiungono emozione alle immortali note di Pergolesi. Per il Sacre Clug si inchina al genio di Nijinskij e lo omaggia non tradendolo, ma mantenendo l’idea originale della eletta sacrificata dalla comunità, secondo il rito barbaro, alla rigenerazione della Terra. Il gruppo volutamente è scelto non amalgamato per linee, spuntano barbe un po’ troppo posticce e costumi che non aiutano ad armonizzare le linee essenziali alle quali Nijinskij ambiva in questo capolavoro di rottura con la tradizione. Rimangono le belle acconciature a treccine per le donne, feticcio fondamentale di fertilità e abbondanza. L’acqua, uno dei quattro elementi fondamentali, bagna questa comunità e aiuta il coreografo a creare altre interessanti visioni, che però non sfrutta pienamente, ma è all’eletta che dona tutta la sua creatività, perfettamente ricevuta e ampliata da una performance di notevole valore.

A.M.


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