PALAZZESCHI IN TOUR


Le Sorelle Materassi. Al Teatro Franco Parenti di Milano sino al 31 gennaio. Le Sorelle Materassi. Al Teatro Franco Parenti di Milano sino al 21 gennaio.

Tre interpreti forti Lucia Poli, Milena Vukotic, Marilù Prati, la buona regia di Geppy Gleijeses, l’adattamento che toglie polvere e aggiunge vitalità di Ugo Chiti e comprimari preparati, ecco le Sorelle Materassi, la commedia di Aldo Palazzeschi. Questa nuova versione ha debuttato nel 2016 a Borgio Verezzi e con una dote di più di 150 repliche, giunge a Milano al Teatro Franco Parenti, in scena sino al 21 gennaio. Il successo ogni sera è intenso e meritato per questa commedia che in due ore filate propone uno spaccato fiorentino di inizio ‘900 dove due sorelle ricamatrici e benestanti, nonostante gli avvisi della terza sorella, mantengono negli agi l’amatissimo nipote fannullone e don Giovanni della quarta sorella defunta, sino alla loro completa disfatta economica. E’ un gioco di sentimenti, di nostalgie, di mancanze d’affetti, che muove la storia, drammatica che a tratti si arricchisce di humor, quello feroce che ricorda il grande Paolo Poli, fratello di Lucia, che a tratti lo ricorda negli incipit. La Vukotic, ricca di nostalgici fremiti, disegna una sorella Carolina d’ineguagliabili stupori infantili che la consegnano alla vecchiaia, condivisa in solitudine con la sorella, Teresa – Lucia Poli.

Aurora Marsotto


TEATRO ALLA SCALA


Bolle e Zakarova, Manni e Teatro alla Scala di Milano. La Dame aux camélias. Sopra Bolle e Zakharova, sotto Manni e Andrijashenko.

La stagione di danza al Teatro alla Scala ha aperto con un titolo celebre, La Dame aux camélias di John Neumerier. Un balletto narrativo creato quarant’anni fa per il Balletto di Stoccarda e dedicato alla sua direttrice Marcia Haydèe, che ne fu la prima grande interprete. Poi altre danzatrici si sono misurate in questa difficile pieçe, ne fu una splendida eroina Alessandra Ferri, sempre alla Scala e in coppia con Roberto Bolle, che ha riindossato i panni di Armand ora alla prima e lo rifarà poi il 10 e il 13 gennaio 2018 sempre in coppia con Svetlana Zakharova. Neumeier racconta la triste e celebre storia di Marguerite Gauthier con il gioco del flash back (artificio alla moda, utilizzato ne Il fantasma dell’Opera e nell’ultimo balletto dedicato a Rudolf Nureyev) . E’ un gioco al massacro per Armand che ricorda con gli oggetti, andati mano a mano all’asta, il suo incontro, il suo amore, la sua delusione, la sua tragedia. Attorno a lui ruotano personaggi minori, alcun credibili altri meno, dove i solisti e il corpo di Ballo della Scala fanno a gara per mettersi in evidenza, e Frédéric Olivieri, loro direttore, nelle molte repliche premia un po’ tutti. Roberto Bolle a distanza di anni dalla sua prima interpretazione di questo personaggio riesce a scavarne più in profondità l’animo, con una certa difficoltà però trova il giusto feeling emotivo con la Zakharova, alla quale non è congeniale il personaggio di Marguerite. Lei sublime danzatrice, lirica e struggente è sempre un gradino distante dalla cortigiana. Poi gli abiti , come tutto l’allestimento di questa nuova produzione arrivata dal Royal Theatre di Copenaghen, sono miseri, alla Zakharova vanno corti e mal strutturati per le prese, che sono molte e bellissime, quanto difficili. Più a loro agio sono parsi Nicoletta Manni e Timofeef Andrijashenko. Per loro c’è l’entusiasmo della prima volta nella Dama di Neumeier. Ci si sono buttati con spensieratezza, hanno giocato con i ruoli, e sono riusciti a non farsi troppo condizionare dai costumi e le loro prese aeree sono sembrate più sicure. Andrijashenko poi, non ha spinto troppo sull’interpretazione, biondo, delicato e giovanissimo era già nell’aspetto Armand, il suo filage della variazione è ottimo, ma quello di Bolle è sembrato più fluido, è questione di esperienza. La giovane coppia ha emozionato tutto il pubblico e anche il pianista sul palco, l’esperto Marcelo Spaccarotella e Roberto Cominati alla tastiera in orchestra, diretta con piglio da Theodor Guschlbauer. Belle pagine di Chopin, una delizia per le orecchie, hanno accompagnato questo lungo affresco di tre atti, che dimostra tutti i suoi anni, e che solo grandi e fresche interpretazioni lo rendono ancora godibile.


I RE MAGI


I Re Magi è il loro mistero: due libri in uscita per i tipi di Jaca Book e Mimesis. I Re Magi tra mistero e ricostruzione storica: due libri in uscita per i tipi di Jaca Book e Mimesis.

Il Vangelo di Matteo è l’unico dei testi canonici che cita i Magi. Non dice che furono tre (il numero e il nome verranno fissati dalla tradizione della Chiesa, utilizzando scritti apocrifi), né le ragioni della loro venuta alla culla del Salvatore. Ludolfo di Sassonia nel XIV secolo scrive una “Vita di Cristo”, nella quale si legge: “I tre re pagani vennero chiamati Magi non perché fossero versati nelle arti magiche, ma per la loro grande competenza nella disciplina dell’astrologia. Erano chiamati magi dai Persiani coloro che gli Ebrei indicavano come scribi, i Greci filosofi e i latini savi”. Per il termine greco che li designa, va aggiunto che in Erodoto, nelle “Storie”, la parola magoi rimandava a personaggi dell’aristocrazia dell’antico popolo iranico dei Medi; in particolare ai sacerdoti astronomi della religione di Zoroastro, che erano anche considerati capaci di sopprimere i demoni o ridurli in schiavitù.
Il racconto evangelico è scarno e non offre spiragli per la loro possibile identificazione. Riportiamo i primi due versetti del II capitolo: “Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: ‘Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo’”.
Eppure pochissimi personaggi come i Magi sono stati oggetto di fantasia e di storia. A Milano in Sant’Eustorgio – per fare un esempio tra i mille possibili – si conservava, sino alla presa della città da parte del Barbarossa, il corpo di uno di questi re. La reliquia preziosa fu fatta trasportare nel 1162 dall’imperatore tedesco nel duomo di Colonia. Quando il cardinal Ferrari ne chiese la restituzione all’inizio del XX secolo, erano disponibili ormai solo alcune ossa.
Poche presenze del presepe possono eguagliare i Magi; il loro fascino è indubbio e le interpretazioni sulla loro missione e sul viaggio che li porta a Betlemme si moltiplicano senza requie. Due libri vale la pena segnalare in questi giorni di passaggio tra il 2017 e il 2018 per meglio conoscerli. Il primo è una ristampa del testo ricco, oltre che delle fonti del racconto e della storia delle reliquie, anche dell’iconografia e della letteratura che si occupò di questi singolari personaggi: si tratta del saggio di Madeleine Félix “I re Magi” (Jaca Book, pp. 243, euro 90). La prima edizione italiana è del 2000 e si tratta di un classico sull’argomento.
Il secondo è una raccolta di saggi, prefata da Antonio Panaino, con una presentazione di Franco Cardini dal titolo “La luce della stella. I re Magi tra arte e storia” (Mimesis editore, pp. 278, euro 25). Anche in tal caso, un testo di Giovanni Macchia parla delle loro reliquie, non manca una filmografia su di essi, vengono affrontate anche le tematiche relative a flora e fauna. Insomma, un libro per mettersi in cammino con i Magi o per capirne qualcosa di più. Ammesso che sia possibile.

https://www.ibs.it/re-magi-libro-madeleine-felix/e/9788816605527?inventoryId=93206543

http://mimesisedizioni.it/libri/la-luce-della-stella.html


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