RITORNO ALLA SCALA


Scuola di Ballo dell'Accademia del Teatro alla Scala. Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, diretta da Frédéric Olivieri. Ritorno al Passo d’Addio per il 2016?

La Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, diretta da Frédéric Olivieri, è tornata alla Sala del Piermarini offrendo un festoso spettacolo di fine corsi. Dopo molti anni è stata ripresa questa consuetudine che portò alla ribalta dei critici giovanissime diplomande come Carla Fracci e Luciana Savignano. Si impegnavano nel celebre “passo d’addio”, un modo per farsi conoscere al grande pubblico, che dopo questi brani avrebbero applaudito un programma di lirica. La Fracci, ad esempio si esibì nella stessa serata di Maria Callas. Ma è già importante che la Scuola si sia riappropriata del suo Teatro e nello spettacolo presentato un paio di brani potremmo considerarli passi d’addio. La Luna ad esempio, l’assolo che portò altra celebrità a Luciana Savignano. E il passo a due Tarantella, che Balanchine rese irresistibile e mozzafiato. Arduo il programma della serata, che Olivieri ha confezionato, anche con una sua bella presentazione su musica di Czerny , di grande difficoltà sia tecnica che interpretativa, come Un Ballo di Jiri Kylian o Theme and Variations di George Balanchine. Ma la sua idea è di prepararli al palcoscenico in fretta, pochi gli anni che li vedranno alla ribalta e sempre più difficile passare le audizioni per le compagnie più importanti. Ma alcuni di loro ce l’hanno fatta: Losanna, Monaco, Amburgo, Amsterdam e …Scala.


NTF 2016


Si apre oggi a Napoli la nona edizione del Napili Teatro Festival. Nelle foto di Maarten Vanden Abeele, lo spettacolo Kriss&Cry. Si apre oggi a Napoli la nona edizione del Napoli Teatro Festival. Nelle foto di Maarten Vanden Abeele, lo spettacolo Kriss&Cry.

La nona edizione del Napoli Teatro Festival apre oggi, 15 giugno, e propone un quarantina di spettacoli nell’arco di un mese ospitati nei più bei teatri della città e in affascinanti spazi. Il Festival, oggi diretto dall’italo-belga Franco Dragone, fondatore del Cirque du Soleil, ha girato la barra della programmazione verso una molteplicità di linguaggi e stili, prolungandola all’autunno per il teatro-off e al Natale con spettacoli legati alla città di Napoli. Prenderà anche il via una Factory destinata a far emergere i talenti. E l’inugurazione quest’anno è appannaggio della danza, quella più incantata, teatrale e visionaria, quella di Kris&Cry di Michèle Ann De Mey e Jaco Van Dormel, spettacolo che Mamurio recensì già alla sua prima di Montpellier. E la danza ha altre apparizioni quest’anno al festival napoletano con la seconda parte firmata da Yaman Okur delle spettacolo Star-Cross’Lovers, su musica di Bernstein, Kostal, Chalmin, proposto dal duo pianistico canadese Katia e Marielle Labèque. E poi c’è lei, Svetlana Zakharova in Carmen suite la celebre versione di Alberto Alonso. Per la prosa nomi celebri, novità e sicurezze come Le troiane per la regia di Valery Fokin e Nikolay Roshchin, il Macbeth di Luca De Fusco, il Pinocchio di Joël Pommerat e Les aguilles et l’opium di Robert Lepage presentato in una nuova versione, senza dimenticare David è morto di Valeria Raimondi e Enrico Castellani e Il cielo in una stanza di Punta Corsara. Il ventaglio completo delle offerte, delle date e dei luoghi degli spettacoli di Napoli Teatro Festival lo rimandiamo al suo sito.

www.napoliteatrofestival.it


BRECHT AL PICCOLO


Opera da tre soldi. Foto Masiar Pasquali.jpg Al Piccolo Teatro di Milano: Bertold Brecht, Opera da tre soldi. Foto Masiar Pasquali.

Dopo le due messe in scene (1956 e 1973) di Giorgio Strehler è volta del regista Damiano Michieletto a firmare il nuovo allestimento de L’opera da tre soldi di Bertold Brecht, in scena sino all’11 giugno al Piccolo Teatro di Milano.
La vicenda si svolge nel mondo della malavita e dei mendicanti londinese, mettendo però in scena il cinismo che caratterizza l’ambito degli affari e dell’economia. Nacque dall’idea settecentesca del “Beggar’s Opera” di John Gay, vi furono aggiunte delle musiche e il compito toccò a Kurt Weill. Questo compositore, sodale per quasi un decennio con lo stesso Brecht, aveva un dono: sapeva creare musiche semplici che all’ascolto sembravano già conosciute. Grazie a esse le affermazioni più forti e le denunce più esplicite furono portate in scena, quasi naturalmente. Weill si staccherà poi da Brecht, per scelte e vedute politiche, prendendo la via degli Stati Uniti. Tuttavia, risentire le sue musiche è come vedere per la prima volta a Milano l”Opera da tre soldi”, che nelle edizioni precedenti, per via dell’organico dell’orchestra, non poté essere data nella sua integralità. Giuseppe Grazioli, che ha diretto l’Orchestra Verdi per questa nuova edizione, ci restituisce da notevole esperto di musica novecentesca sfumature e potenze del lavoro di Brecht, laddove le parti recitate si amalgamavano con quelle cantate. E grande è il merito della musica che cuce la vicenda e anche ben rammenda le sfilacciature della regia improntata a far dimenticare al pubblico ogni atmosfera espressionista. Michieletto la immerge nel mondo contemporaneo, costringendola in un’aula bunker, con sprazzi, gratuiti, di quotidianità che danneggiano la narrazione. Gli attori cantanti sembrano lasciati soli a creare i loro personaggi e allora è Rossy De Palma a proporsi con autoironia, con la sua personale verve cabarettistica e a portare afflato alla vicenda. Buona la prestazione del cantastorie, Giandomenico Cupaiuolo, che ci riconsegna le note più celebri e forte è la prestazione di Margherita di Rauso, nelle vesti della madre Celia Peachun. Beppe Servillo, il marito, brilla isolato nella sua spontanea napoletanità, estranea però a questa fredda trasposizione, dove Marco Foschi, Mackie Messer, non riesce a costruire il suo giusto protagonismo, Di poco charme le altre voci, più volte a portare a termine le loro canzoni che a interpretarle.


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