ROMEO E GIULIETTA II


Teatro alla Scala di Milano. Romeo e Giulietta interpretato da Nicoletta Manni e Andrjashenko. Foto Brescia-Amisano. Teatro alla Scala di Milano. Romeo e Giulietta interpretato da Nicoletta Manni e Timofej Andrjashenko. Foto Brescia-Amisano.

E aggiungiamo la bravura. Dopo la loro prima del 29 dicembre in questo titolo shakespeariano, che ha catalizzato l’attenzione del pubblico al Teatro alla Scala, i due talentuosi ragazzi, entrambi vincitori del Premio Danza&Danza, tornano a ballare il 18 gennaio e sarà una serata da non perdere. Non vogliamo misurare la loro performance in questo titolo solo dagli applausi, convinti e affettuosi, ma dall’atmosfera respirata al Piermarini, quell’attenzione forte e intensa che sa fermare anche i colpi di tosse. E non abbiamo apprezzato solo la loro travolgente interpretazione dettata anche dall’amore che li unisce fuori scena, ma lo studio perfezionista e intelligente della coreografia di McMillan. Una coreografia, soprattutto negli assieme, che rivela gli anni (fu creata nel 1965). Non sono molti, ci sono coreografie che reggono meglio il passare dei tempi, ma questa, molto ripetitiva nella musica, risulta più credibile negli ardui pas de deux del terzo atto se ben realizzati, o meglio se realizzati come indicato nella coreografia. Allora sì che il disegno pensato da McMillan prende forma: irraggiungibili linee verticali si sviluppano in orizzontale creando il gioco dell’abbandono d’amore. Ma per dare al pubblico questa sensazione occorre essere tecnicamente perfetti e poi rivestire i passi con intelligenza e ardore. E’ questo il Romeo e Giulietta di Kenneth McMillan e il 18 gennaio il pubblico, che ha scelto questa recita, lo proverà sulla sua pelle.


AUTOGRAFI VERDIANI


All'asta La Casa d’Aste Gonnelli di Firenze mette all’incanto un’importante partitura autografa di Giuseppe Verdi.

Un importante autografo di Giuseppe Verdi andrà all’incanto il prossimo 31 gennaio presso la Casa d’Aste Gonnelli di Firenze, in Via Ricasoli 6.
Si tratta della partitura della terza versione dell’Allegro e Cabaletta di Oronte contenuta nel secondo atto de I Lombardi alla prima crociata, opera rappresentata la prima volta al Teatro alla Scala di Milano nel 1843.
Questa versione venne scritta da Verdi nel 1848 a Parigi e spedita al celebre tenore Nicola Ivanoff – molto ammirato anche da Rossini – per una rappresentazione a Roma che non andò mai in scena. Le carte sono state studiate e riprodotte in facsimile nell’annuario “Studi verdiani” (2005) dal musicologo David Kimbell.
L’autografo è formato da due bifoli (8 pagine) ed è scritto su carta leggera, usata all’epoca per la spedizione. E’ intitolato “Dopo l’Andante” e comincia con il tempo di mezzo per Sofia e Oronte “Oh ma pensa che non puoi”; segue la Cabaletta “Eterna fe’ che il vero”. Le carte, indiscutibilmente autografe del Maestro, non sono firmate. Su un’annotazione al margine si legge, di altra mano, “Questo pezzo è scritto dal Celebre Maestro Sig.r Giuseppe Verdi”. Il manoscritto è stato recentemente notificato come bene culturale di particolare interesse nazionale dalla Soprintendenza Archivistica. La base d’asta è di 25.000 euro.
Un’occasione d’oro per collezionisti e per le raccolte museali (ammesso che abbiano i soldi per accaparrarsi queste chicche).


CIVILTA' A CONFRONTO


Rarità: per i tipi di es Gestae è uscito di Hans Staden. Prigioniero dei cannibali. Diario di un viaggio alla fine della terra. Rarità: per i tipi di Res Gestae è uscito di Hans Staden, “Prigioniero dei cannibali. Diario di un viaggio alla fine della terra”.

Nelle relazioni di Cristoforo Colombo si legge il termine “canibales” indicante chi si “pasceva di carne umana”. Quasi due millenni e mezzo fa, il sommo filosofo greco Aristotele nella sua “Politica” scrive riferendosi ai barbari, o stranieri che dir si voglia: “Vi sono ancora molti popoli pronti a uccidere, a mangiare la carne umana”. Ma il cannibalismo si trova anche nella Bibbia. Un passo tratto da uno dei libri storici ricorda: “Il re aggiunse: ‘Che hai?’. Quella rispose: ‘Questa donna mi ha detto: Dammi tuo figlio; mangiamocelo oggi. Mio figlio ce lo mangeremo domani. Abbiamo cotto mio figlio e ce lo siamo mangiato. Il giorno dopo io le ho detto: dammi tuo figlio; mangiamocelo, ma essa ha nascosto suo figlio’. Quando udì le parole della donna, il re si stracciò le vesti” (2 Re 6, 28-30). Incisioni uscite dalla bottega di Theodor de Bry, a Francoforte nel 1634, mostrano manipolazioni antropofaghe praticate nel Sud America. In Africa, oltre a numerose tribù che mangiavano i propri nemici, si ricorda la setta segreta degli uomini leopardo: tra il XIX e la prima metà del XX secolo assassinò non poche persone nell’Occidente del continente nero imponendo ai propri membri il cannibalismo per rafforzare fedeltà e senso di appartenenza.
Il tema, pur in tempi di linguaggio politicamente corretto, ritorna grazie alla ristampa del libro di un soldato e marinaio tedesco, Hans Staden, vissuto tra il 1525 e il 1579. Il titolo: “Prigioniero dei cannibali. Diario di un viaggio alla fine della terra” (Edizioni Res Gestae, pp. 266, euro 18). Durante un viaggio nelle Americhe, il poverino fu catturato e subì la prigione presso la tribù dei tupinamba, che praticava il cannibalismo. Riuscì a osservare e descrivere i barbari costumi sino a quando fu liberato grazie al comandante di una nave francese, lasciando ai posteri un documento eccezionale. In esso si trova tutta la ritualità che circonda l’esecuzione e la festa che ne segue, così come il ruolo delle donne nella ritualità post sacrificio. Un documento importante per cominciare a riflettere e magari mettere in discussione i tanti stereotipi del politicamente corretto di cui si è imbevuta la nostra civiltà nell’ultimo secolo.

http://www.aseq.it/prigioniero-dei-cannibali.html

http://www.alephlibreria.it/shop/catalog/product/view/id/52663/s/prigioniero-dei-cannibali-diario-di-un-viaggio-alla-fine-della-terra-1553-1555/category/227/


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