BOLZANO DANZA


Si è aperta la 34a edizione del Festival Bolzano Danza. Lo spettacolo di Bill T Jones. Si è aperta la 34a edizione del Festival Bolzano Danza. La Compagnia di Bill T Jones.

Dal 12 al 27 luglio torna il Festival di Bolzano al suo 34° anno. Ricco, interessante e variegato come sempre il cartellone firmato da Emanuele Masi che offre trentacinque rappresentazioni, delle quali sei in prima nazionale, due in prima assoluta e quattro coproduzioni. Su tutte una nota di irrequietezza internazionale che abbraccia anche la presenza italiana capitanata da Michele di Stefano che con la compagnia MK presenta Family il 20 e 21 luglio e dalla compagnia Zappalà Danza che porta in prima assoluta Liederduett il 19 luglio. Le danze si sono aperte ufficialmente il 13 al Teatro Comunale con la compagnia di Bill T. Jones con Story. Sul Quartetto per archi n.14 di Franz Schubert, eseguito dal vivo, la composizione si adagia su un tessuto struggente per una costruzione fisica di grande spessore emozionale. Le altre molte e importanti presenze le rimandiamo al programma del Festival (www.bolzanodanza.it) ma sottolineiamo anche la presenze della compagnia di Michael Clark (presenta in chiusura del Festival e in prima italiana To a simple rock’roll…song il 26 luglio) che come Jones sa portare quel sapore di anticipazione che un pubblico attento coglie e che lo può declinare anche in un più nuovo fermento creativo. Lo propone anche Michele di Stefano, sotto il progetto Outdoor con una serie di appuntamenti a cui partecipano Roberta Mosca e Canedicoda, Strasse, Maurizio Saiu, Fabrizio Favale e Claudia Castellucci che tracceranno nuovi confini alla città “esportando” le loro performances e sicuramente le loro emozioni.


ANNIVERSARI


Escono inediti in Italia e tradotti da Valentina Bonelli: Marius Petipa I Diari 1903-1907 (ed.DNZ Media Milano). Escono inediti in Italia e tradotti da Valentina Bonelli: Marius Petipa I Diari 1903-1907 (ed.DNZ Media Milano).

Come una star anche il celebre coreografo degli Zar, Marius Petipa, si scontava qualche anno. Per la precisione 4. Si festeggiano infatti quest’anno i 200 anni dalla sua nascita, Marsiglia 11 marzo 1818, e non 1822 come riportano scritti dell’epoca (vedi le memorie di Teljakovskij, il nemico che lo aveva allontano dal suo Teatro). Un vezzo, all’epoca, che gli permise di difendersi dalle accuse di essere troppo vecchio per il suo incarico. Petipa, infatti, veleggiava gagliardamente tra gli 84 e gli 87 anni, reali.  Il grande Marius era figlio di Jean Antoine, ballerino e coreografo e dell’attrice drammatica Victorine Grasseau. Riceverà una buona educazione soprattutto in musica a Bruxelles e un ottimo maestro di danza, il padre. Maggiore di due celebri fratelli Victorine attrice come la mamma e Lucien che diventerà maître all’Opera di Parigi, Marius, del quale ricordiamo tra tanti titoli creati, essere l’artefice della trilogia ciakovskiana, Schiaccianoci, Bella Addormentata e Lago dei cigni, inizia la sua carriera di danzatore a Nantes, per proseguire in America, poi in Francia come partner anche di Carlotta Grisi e di Fanny Essler. Poi, dopo una lunga permanenza in Spagna dove viene a contatto con la cultura spagnola e andalusa, accetta un interessante ingaggio come primo ballerino a San Pietroburgo. Vi arriverà in battello nel 1847 e questo approdo sarà per sempre.  Non lascerà più la terra russa, a parte viaggi in Europa anche più che novantenne. Morirà il primo luglio del 1910 a Gurzuf, in Crimea. Si espresse sempre in francese, nonostante la lunga permanenza e moglie e figli naturalizzati russi. Lo ricordiamo nell’anniversario con una chicca da non lasciarsi scappare, interessante sia per gli appassionati di balletto che per chi vuole approfondire l’intensa vita di un creatore di immortali opere. Si devono a Valentina Bonelli, studiosa di balletto russo e critico di danza tra i più apprezzati, la traduzione de Marius Petipa I Diari 1903-1907(ed.DNZ Media Milano 2018, € 18,00) Inediti sinora in Italia, e corredati da interessanti contributi, sono la fotografia di un particolare momento della vita del grande coreografo, gli anni del suo allontanamento dalla direzione dei Teatri, del suo rammarico, delle sue ultime coreografie che non ricevono più il successo dei grandi lavori e quindi della sua depressione sommata a una salute malferma. Petipa nel racconto della sua giornata è scarno e preciso, soprattutto sui soldi, come li spende e come li guadagna. Una attenzione al copeco quasi maniacale, anche se lo Zar gli aveva concesso una robusta pensione a vita che gli permetteva una vita serena e il mantenimento di tutta la sua numerosa famiglia. I suoi vezzi, il suo risentimento per chi lo sta mettendo da parte, la ricerca dei regali di compleanno, il compenso quasi quotidiano al medico, le mance e il noleggio delle carrozze, queste ultime spese che gli pesano ogni giorno, lo rendono un simpatico burbero. Ma ancora di più ad appassionarci è la tristezza che aleggia nei Diari e che ce lo riconsegnano grande e umano. Petipa sente di essere sulla via del tramonto, ma non riesce a capirne la ragione. E’ la fine di un’epoca, la rivoluzione avanza come le nuove istanze del Novecento. Sembra non coglierle. Eppure i suoi balletti giungeranno sino a noi con la stessa aurea di successo. Riceveranno nel corso degli anni qualche “rinfrescata”, qualche motivazione più attuale, vedi Nureyev, o qualche adattamento strong. Ma porteranno sotto il titolo sempre il suo nome ben in vista. Ai balletti citati aggiungiamo Don Chisciotte, Bajadère, Raymonda, Il Corsaro, Giselle. Chi non ne porta uno nel cuore? Chi non ne è stato ghermito?

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ATERBALLETTO


Tempesta di Scota. Aterballetto, al Teatro Strehler di Milano. Tempesta di Giuseppe Spota. Aterballetto, al Teatro Strehler di Milano.

Diretto da quasi un anno da Gigi Cristoforetti, l’Aterballetto, la più importante compagnia di contemporaneo italiana, è approdata a Milano al Teatro Strehler presentando la novità del coreografo Giuseppe Spota, Tempesta. Alla presenza di una emozionata e dolcissima Giulia Lazzarini, la celebre Ariel della storica Tempesta strehleriana, ha preso avvio l’ultimo lavoro di Shakespeare, quello più struggente di tutta la sua ampia produzione. Prospero e Antonio prendono vita in questo lavoro coreografico in un filmato 8mm. Bimbi che giocano, già consapevoli però dei loro futuri ruoli, che si capovolgono e subito in scena è un gioco di specchi. Riflessi che si fanno poi acqua, tempesta e emozione con la musica di Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro e di tutta la sua numerosa équipe. Prospero e la piccola Miranda arrivano all’isola di Calibano dopo un pas de deux  di grande impatto fisico che scuote lo spettatore, catturando con veemenza la sua attenzione. Ottimi tutti gli interpreti dal Prospero di Hektor Budlla, dolcissimo padre, all’infantile e curiosa Miranda di Martina Forioso con l’innamorato Ferdinando di Giulio Pighini. Il cattivo Antonio di Damiano Artale e la magica quanto animalesca Ariel di Serena Vinzio e poi Calibano. E’ naturalmente Philip Kratz a interpretarlo con la sua forza espressiva. Bella l’idea che guidi il gruppo di indigeni in una danza tribale di saluto ai naufraghi, come la curiosità infantile di Miranda per Calibano. Nei 70 minuti di questo affresco dai colori rapiti più alla terra che al mare, dominano  passioni dalle più intime al perdono finale, sempre suggeriti dai passi, alfabeto minimal del canovaccio rielaborato da Pasquale Plastino. La musica sembra coniugare i vari passaggi, le sonorità più affascinanti però si sciolgono troppo in fretta lungo il racconto. E la danza si impone con una forza strisciante, mai protagonista ma co-protagonista di un lungo racconto al quale la magia, con la sua impalpabilità, sembra a tratti assente. La compagnia da Milano inizierà un anno molto impegnativo con una forte presenza, e con spettacoli differenti, sia nelle città italiane che all’estero. E dopo questo approdo di Aterballetto al teatro, è attesa la sua esplorazione verso la musica con Bach Projet che sarà presentato a settembre per il Festival Mito a Torino e a Milano.

Aurora Marsotto


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