MILANO


Milano tra Palmizi, questuanti e clochard. Milano tra palmizi, questuanti e clochard.

Le palme in piazza Duomo a Milano? Certo. Qualche quotidiano si è messo a condannare e a strillare. Noi, più semplicemente, dopo aver notato che si tratta di un’iniziativa commerciale, aggiungiamo spallucce a un fatto del genere. Milano, oltre quest’ultimo degrado estetico, è una città con non pochi problemi, nonostante quel che si dice negli ambienti della sinistra da salotto, i medesimi che hanno contribuito alla vittoria dell’attuale amministrazione. Milano si è – facciamo un solo esempio, lasciando altri a prossime occasioni – riempita di questuanti e di barboni o clochard, come ama chiamarli qualche anima candida. Ve ne sono ovunque. Li trovate a san Babila, accanto alla Galleria (all’interno non ancora), in via Dante, sotto i portici di piazza XXIV Maggio, in corso Italia, ovunque. I barboni possono essere stanziali, con coperte e cartoni, o chiedere la carità all’entrata e all’uscita dei negozi, della metropolitana, agli angoli delle strade. Probabilmente vincerà una colomba di Pasqua il cittadino che è in grado di percorrere 200 metri di strada entro la cerchia delle vecchie mura spagnole senza incontrarne almeno uno. Ma la giunta li vede? E cosa pensa di fare il Palazzo? Non sa che qualcuno è stato costretto ad abbandonare uffici e atelier a San Babila per trasferirsi in vie dove i barboni non bivacchino in maniera fissa, riempiendo dei loro escrementi e di urina vasi posti a decorazione, marciapiedi e persino portoni d’ingresso a case e uffici? La situazione sotto Pisapia era preoccupante, ora è peggiorata. Certo, le tasse sono sempre alte, anzi atroci; dimostrano che il cittadino è trattato come un suddito, perché quel che versa non ottiene un controvalore nei servizi e nel decoro della città. Confondere l’accoglienza e la tolleranza con il degrado significa creare disagio. Sappiano a Palazzo Marino che proprio il disagio sta aumentando come non era successo negli ultimi anni.


FESTIVAL DI NERVI


La locandina del Primo Festival di Nervi del 1955 e alcune foto dall'Archivio Storico Mario Porcile - Cro.Me - Cronaca e memoria dello Spettacolo. La locandina del Primo Festival di Nervi del 1955 e alcune foto dall’Archivio Storico Mario Porcile – Cro.Me – Cronaca e memoria dello Spettacolo.

L’eredità storica del glorioso Festival Internazionale del Balletto di Nervi, fondato nel 1955 da Mario Porcile, sarà accolto a Milano. La famiglia, con l’intento di salvarlo e trasmetterlo al pubblico cede i diritti di utilizzo d’immagine a Cro.Me-Cronaca e memoria dello Spettacolo, con sede a Milano, che ha già prodotto un dvd, Mille Stelle un Festival: 50 anni di balletto a Nervi, edito da De Ferrari e Devega, con il contributo di Simona Griggio e Monica Corbellini. Ora con altro materiale inedito si concretizza questo archivio che salvaguarderà la memoria di questa prima manifestazione mondiale dedicata esclusivamente alla danza. Qual’era il suo black ground? L’aver offerto al pubblico dal 1955 un panorama della miglior coreografia, dei migliori interpreti del momento. Impossibile fare tutti i nomi ma possiamo ricordare Maximova e Vassiliev, Nureyev e Margot Fonteyn, Béjart, Gades, Plisetkaya, Chauviré e tra gli italiani, Fracci, Razzi, Savignano, Cosi, Calderini, Furno, Bortoluzzi, Biagi, Bombana, Bellezza, Fascilla, e poi i più giovani, Cantalupo, Santoro, Bolle. Era un appuntamento importante. Magico quel mese di luglio ai Parchi di Nervi: ogni sera uno spettacolo diverso per una platea di 2500 posti. E poi la possibilità di incontrare nel Parco e in trattoria le celebrità. E ancora il Parco, le spiagge, gli scogli del litorale diventavano splendide location per fotografie incomparabili. Tutte le star ricordavano e ricordano tutt’oggi con nostalgia quella manifestazione, che offriva non solo la possibilità di esibirsi in un luogo splendido, ma anche di aggiungere giorni di rilassante vacanza. E così ecco dall’archivio Porcile uscire foto di étoiles riprese nei momenti di prova e di relax, oltre a immagini, come la ricostruzione del Pas de quatre fatta da Anton Dolin, consegnate alla Storia. E in omaggio a questa manifestazione il 21 marzo prossimo al Teatro Manzoni, le star sopra ricordate con le nuove leve della danza italiana, daranno vita a un Gala, curato da D’Angel, dal titolo Per sempre stelle, in ricordo di Mario Porcile, che con grande passione e tenacia dedicò la sua vita alla danza. Durante lo spettacolo ricorderanno e danzeranno per il pubblico di oggi che potrà anche ammirare nelle foto e nelle clip le prime catalogazioni dell’immenso archivio Porcile.


LA ROMA DI ERODIANO


Per i tipi di Einaudi Per i tipi di Einaudi ritorna la “Storia dell’Impero Romano dopo Marco Aurelio” di Erodiano a cura di Filippo Cassola con la prefazione di Luciano Canfora.

Ritorna la “Storia dell’impero romano dopo Marco Aurelio”, scritta in greco da Erodiano. Apparve nel 1967, a cura di Filippo Cassola, con testo a fronte in una collana di classici della storia antica della compianta casa editrice Sansoni, uno dei marchi gloriosi dell’editoria italiana, della quale non sappiamo cosa dirvi: acquistata a suo tempo dal gruppo Rizzoli, il quale è recentemente transitato in Mondadori; e tra un trasloco e l’altro non restano notizie di quel meraviglioso catalogo. Einaudi, che ripubblica il lavoro di Cassola – scomparso nel 2006 – su Erodiano nella “Nue” (pp. 312, euro 28), con una nuova prefazione di Luciano Canfora e un necessario aggiornamento (senza però il greco a fronte), restituisce ai lettori un’opera preziosa e particolarmente attuale. Noi, esponenti superstiti della civiltà occidentale, stiamo morendo alla stessa maniera dell’impero romano e ogni documento che ci racconta quella fine fa da antidoto a molti mali del presente. Erodiano registra le vicende che vanno dal 180 al 238, tra la scomparsa del saggio Marco Aurelio e l‘ascesa al trono del tredicenne Gordiano III, dopo che ben cinque dei suoi predecessori furono uccisi. Una cronaca che dura poco più di cinquant’anni ma che vede avvicendarsi figure quali Commodo, Settimio Severo, Caracalla, Eliogabalo. In essa si legge un lungo capitolo della storia della lenta dissoluzione di Roma, il crollo dei valori umani e civili, il dilagare della stupidità politica. Temi, quasi inutile ricordarlo, di grande attualità.
(a.t.)

http://www.einaudi.it/libri/libro/erodiano/storia-dell-impero-romano-dopo-marco-aurelio/978880622746


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