TEATRO ALLA SCALA


Teatro alla Scala di Milano. Bolero. Da Sinistra in alto: Roberto Bolle, Virna Toppi, Gioacchino Starace, Martina Arduino. Foto Brescia-Amisano. Teatro alla Scala di Milano. Bolero. Da Sinistra in alto: Roberto Bolle, Virna Toppi, Gioacchino Starace, Martina Arduino. Foto Brescia-Amisano.

Il Bolero di Ravel offerto nella coreografia di Maurice Béjart è un must che dalla sua prima andata in scena ha catalizzato l’attenzione sia degli interpreti che del pubblico. In questi giorni al Teatro alla Scala si sono alternati parecchi interpreti primo fra tutti Roberto Bolle, poi Martina Arduino, Virna Toppi e Gioacchino Starace, e gli ospiti Elisabet Ros e Julien Frabreau. Ci siamo incuriositi a questa offerta davvero unica programmata in una manciata di giorni. Ecco allora Roberto Bolle, come si dice, “aprire le danze” e proporre il “suo” Bolero, un pezzo che desiderava danzare da molto tempo. Abituati ai sui sempre sicuri passi, alle sue ineccepibili linee, é stato sorprendente vederlo emozionato affrontare nota dopo nota la prova. Era la “prima”, e lui stesso sapeva che l’attesa era grande, ma là su quel tavolo, l’abbiamo visto per la prima volta cercare il demone della danza. E’ stato un crescendo al suo possesso. Verso la fine, gli ultimi poderosi movimenti delle braccia hanno reso consapevoli sia il pubblico che lui stesso di averlo catturato. Tutti e quattro gli interpreti scaligeri (di loro parliamo) si sono sicuramente preparati con devozione al brano sia a Milano che a Losanna, sede dei depositari dell’eredità coreografica di Béjart, ma il non averlo appreso direttamente dal coreografo marsigliese, scomparso 10 anni fa ha fatto la differenza. Abbiamo foto e racconti (Luciana Savignano in primis) che rivelano quanto fosse fisico il contatto con l’interprete come i consigli (un solo punto di riferimento per quella manciata di minuti: il direttore d’orchestra). E ricordiamo che la prima interprete Duška Sifnios diede talmente retta al suo Maestro che dopo due anni il direttore d’orchestra la sposò. Qui alla Scala in tutti gli interpreti è sembrato prevalere l’impegno quasi scolastico nell’esecuzione. Ma il non sostenerlo per l’intera durata ha poi fatto la differenza. Roberto Bolle è parso combattere, come abbiamo detto, molto con la sua emozione, meno con l’esecuzione, ma dopo la metà è riuscito a far suo il Bolero spingendo il suo corpo fuori dagli schemi precostituiti. Martina Arduino ha eseguito il compito insegnatole senza riuscire a mettere se stessa al centro del tavolo. Ma è bella e ha fascino troverà il suo demone e mettersi in gioco. Come Gioacchino Starace, dal fisic du rôle, sarà un ottimo interprete di Bolero se smusserà l’intemperanza finale, convogliando la sua energia in un atto di seduzione più interiore. Perché sta tutto nel sedurre prima i ragazzi attorno al tavolo poi il direttore d’orchestra e infine il pubblico. E’ un gioco erotico lento che “l’eletto” o “l’eletta” conduce sempre con nuovi risvolti, prevedibili nel movimento, ma imprevedibili nell’effetto sugli altri. Mirabilmente l’ha condotto Jorge Donn e per anni la splendida Luciana Savignano, gli interpreti che hanno colpito di più la memoria del fortunato pubblico. Virna Toppi, in questi giorni, è stata l’interprete che più ha seguito la loro strada, determinata a catturare tutti lentamente, gesto dopo gesto, senza fretta, ma con uno sguardo fisso in ognuno di noi. Costruendosi anche intelligentemente l’immagine, perfetta la coda bionda che si muove con la musica. Per i maschietti, il capello più lungo e morbido sulla nuca, avrebbe aiutato.


ROYAL BALLET


Royal Ballet. Trittico per celebrare i 100 anni dalla nascita di Berstein. In diretta nei cinema di tutto il mondo grazie a Nexodigital. Royal Ballet. Trittico per celebrare i 100 anni dalla nascita di Berstein. In diretta nei cinema di tutto il mondo grazie a Nexodigital.

McGregor, Scarlett e Wheeldom si sono messi all’opera per celebrare i 100 anni dalla nascita del compositore e direttore d’orchestra Leonard Bernstein. Facile sarebbe stato ricordarlo con il suo celebre “West side story”, il musical andato in scena al Broadway nel 1957 con coreografie del suo amico Jerôme Robbins, dal quale venne tratto nel 1961 il celebre film di Robert Wise. Ma alla Royal Opera House hanno pensato di ricordarlo con tre sue creazioni musicali e affidarle ai suoi tre coreografi residenti. Ecco allora la serata (andata in diretta nei cinema di tutto il mondo per la Nexodigital) aprirsi con la novità di Wayne McGregor, Yugen. E’ questo un affresco di danza dinamica che segue coerentemente la partitura senza enfasi, ma anche senza emozione. Come il finale del programma lasciato a Christopher Wheeldom con il brano dal titolo Corybantic Games, che ha visto impegnata gran parte della compagnia con solisti e primi ballerini. La coreografia scivola sulle note con un piglio più accattivante del pezzo di McGregor, ma senza le dinamiche esplosive care alla danza americana che Bernstein ha sempre suggerito. E’ il secondo brano, The Age of Anxiety, firmato da Liam Scarlett, che mantenendo lo stesso titolo della partitura, sa interpretare al meglio l’afflato del musicista americano con le sue sonorità jazz e rispettando anche la sua ispirazione. L’età dell’ansia, infatti, è tratto dall’omonimo testo di Auden, che con esso vinse il Premio Pulitzer. Siamo nel 1939 in un bar s’incontrano una ragazza e tre uomini, ognuno porta con sé la propria solitudine. Si meglio conoscono, proseguono poi in casa della ragazza, si forma una coppia, altri due si allontanano dopo un approccio furtivo. Ottime le scene e i costumi di John Macfarlane e superba l’interpretazione di Sarah Lamp in Rosetta, ma riuscite anche quelle di Alexander Campbell, Benent Gartside e Tristan Dyer. Un affresco americano di grande impatto e, siccome in Italia difficilmente sarebbe programmato, ben venga la distribuzione cinematografica.


GISELLE FOREVER


Teatro alla Scala di MIlano. Giselle. Foto L.Romano Teatro San Carlo di Napoli. Giselle. Foto L.Romano.

Torna al Teatro San Carlo di Napoli il balletto Giselle nella tradizionale coreografia di Coralli/Perrot, ripresa da Anna Razzi, che già nel 2009 con Bolle e Alicia Amatriain ne diede la sua prima versione. Ai due spettacoli della prima si sono avvicendate due interpreti, la celebre Marianela Nuňez, stella del Royal Ballet con Vladislav Lantratov nel ruolo di Albrecht la sera e Claudia D’Antonio nel primo pomeriggio con Denys Cherevychko. Il balletto dopo quasi 180 anni, dalla sera del 1841, sa ancora parlare al pubblico per il suo eterno messaggio di amore, follia, morte e redenzione. Da allora ha vissuto molteplici riprese, ossequiose o meno, anche border line, e una di lettura contemporanea, quella di Mats Ek, che sa stare al passo con la storica di Coralli/Perrot. Oggi è in scena nella ripresa creata con un lungo e prezioso lavoro di ricerca dall’étoile Anna Razzi (ricordiamo le sue Giselle accanto a Rudolf Nureyev e a Peter Schaufuss) e già direttrice per 25 anni della Scuola di ballo del Teatro San Carlo. Anna Razzi è un punto di riferimento per le riprese coreografiche di repertorio, per essere una instancabile ricercatrice, per averle danzate sempre con star internazionali e imparate da maestri gloriosi, e quindi si deve dare atto a Giuseppe Picone, direttore del Ballo del Teatro, per questa scelta. C’è, infatti, una memoria che va salvaguardata ed è già stata evidente nella proposta delle due prime Giselle in scena (il 27 è la volta di Anna Chiara Amirante). E’ la ricerca della preziosità del gesto, del particolare coreografico, del linguaggio gestuale, mai desueto se portato con l’afflato del garbo e della misura, che si notano nella D’Antona, gia allieva alla Scuola della Razzi come nel passo a due dei contadini di Candida Sorrentino e Danilo Rotaro alla prima e Sara San Camillo e Carlo de Martino nel pomeriggio del 24. La Nuňez è simpatia, gioiosità, velocità e tanta professionalità, da star internazionale beniamina del pubblico. Ma Giselle, per essere sempre un evergreen, deve poter perpetuare il suo stile e offrire così alle nuove generazioni ulteriori spunti creativi.


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