PUCCINI ALLA SCALA


Prima del Teatro alla Scala di Milano: Tosca. Prima del Teatro alla Scala di Milano: Tosca, diretta da Riccardo Chailly.

Primo atto di “Tosca”. La protagonista, rapita, appoggiando la testa alla spalla del pittore Cavaradossi pronuncia queste parole: “Oh come la sai bene/ l’arte di farti amare!…”. E lui, l’artista, cosa risponde? Dipende da che edizione seguite. In una rappresentazione di quelle che non rispettano il libretto della prima (Roma, Teatro Costanzi, 14 gennaio 1900), può capitare che la replica sia un tenero “Mia gelosa!”. Se, invece, si recupera il testo originale, come ha fatto Riccardo Chailly per l’inaugurazione del 7 dicembre 2019 alla Scala, ascolterete l’alata frase:” Non è arte è amore, è amore, è amore”. E Tosca aggiunge, prima di aggiungere un guizzo di malizia, “Sì, sì, ti credo…”.
Certo, non tutto è dettaglio. Come è stato notato il 15 novembre al Museo del Teatro alla Scala, in occasione della presentazione dell’edizione nazionale dell’epistolario di Puccini (con Gabriella Biagi Ravenni, Dieter Schickling e Armando Torno), recuperare la prima edizione di un’opera del maestro toscano è un atto di omaggio alla cultura. Chi lo critica, magari con qualche mania da melomane invecchiato, non crede che la musica possa continuamente dialogare e rigenerarsi con il nostro tempo.
Insomma, questa prima della Scala, che chiude l’era di Alexander Pereira e conferma la presenza di un direttore di talento come Chailly, riporta la “Tosca” di un Puccini più intenso, un musicista il cui istinto ha lavorato senza requie per migliorare ma anche per promuovere le sue opere. Scovarlo in un esordio, lo ripetiamo, è atto di cultura. Così come è cultura quello che la Scala riesce a fare comunicando la Prima di Sant’Ambrogio al mondo intero (la diretta su Rai1, tra l’altro, è alle 17,45). Tosca è interpretata da Anna Netrebko, la voce femminile più celebrata nella lirica di oggi, al suo fianco il tenore Francesco Meli nel ruolo di Cavaradossi e il baritono Luca Salsi in quello di Scarpia. La regia è di Davide Livermore. Ma soprattutto la padrona di casa è la magia della Prima, che anche quest’anno colpirà l’immaginario e l’immaginabile.  


SCHOOL OF ROCK


School of Rock Teatro della Luna di Milano. School of Rock. Nella versione di Massimo Romeo Piparo.

Ancora una manciata di date per questa fine anno e inizio del prossimo per il musical School of Rock nella versione italiana di Massimo Romeo Piparo, che ne firma adattamento e regia. Spettacolo, tratto dall’omonimo celebre film, è brillante e ben misurato sui dodici ottimi giovanissimi allievi della Scuola di Rock under quattordici, che sostengono con canto, danza e recitazione l’intero, lungo, spettacolo. Provengono dall’Accademia Sistina di Roma e sembrano tutti con una marcia in più. Ottimi anche gli adulti, una nutrita squadra molto affiatata, guidata da Lillo, qui in assolo senza il compagno Greg , e da Vera Dragone, una vera sorpresa del musical. Attrice di cinema e televisione, ma dagli studi seri in recitazione, canto e danza. Si rivela un soprano dalle mille sfumature e tonalità, padrona della scena, porta al successo il sornione Lillo, che deve vedersela con quel gigante di Jack Black, protagonista dell’omonimo film. Ma è simpatico nella veste della squattrinata rock star che per sopravvivere ruba il lavoro all’amico andando a insegnare in un prestigioso college. Qui Lillo-Dewey Finn, non sapendo nessuna materia, userà il rock come passe-partout per la sua compassata classe, scoprendo in loro doti inaspettate da strabilianti performer che suonano anche dal vivo. E’ questo quel la che fa la differenza dello spettacolo, la musica dal vivo -cosa rara oggi nelle versioni italiane- prodotta anche da un gruppo musicale in buca con direttore d’orchestra, Emanuele Friello. I costumi sono di Cecilia Betona, le belle coreografie di Roberto Croce, allievo e collaboratore di Gino Landi. Prossimi appuntamenti dal 13 al 15 dicembre al Teatro Valli di Reggio Emilia, a Brescia il 21, a Padova il 28. Poi nel nuovo anno, dal 3 al 7 gennaio a Imola e infine l’11 e 12 a Bari. Poi i ragazzi torneranno sui banchi di scuola, vera. E quindi altra selezione al Sistina per una nuova edizione.

Aurora Marsotto


ALLA TRIENNALE


Teatro ella Triennale di Milano. Saburo Teshigawara. Tristan and Isolde. Foto: Akihito Abe. Teatro ella Triennale di Milano. Saburo Teshigawara. Tristan and Isolde. Foto: Akihito Abe.

Solo due brevi presenze al Teatro della Triennale di Milano e Saburo Teshigawara ha lasciato un’altra sua indelebile impronta, presentando “Tristan and Isolde” in coppia con la sua più importante partner, Rihoko Sato. Danzatore, coreografo, regista, uno dei creativi più importanti del Giappone, amante dell’opera e dei risvolti drammatici delle passioni umane, si è immerso nello sfortunato amore di Tristano e Isotta. Ha utilizzato la bellissima musica musica del “Tristan und Isolde” di Richard Wagner, sezionandone e moltiplicando il celebre leit motiv dell’opera come ha frammentato il gesto suo e di Isolde in miriadi di visioni. Egli stesso ha creato le luci, importantissime per ricreare i due mondi isolati di Tristano e di Isotta che in tutto il brano mai si sfiorano eppure sono terribilmente vicini agli occhi del pubblico. Giocano a favore di questa meditazione sulla passione amorosa, che trova solo nella morte la sua completezza, i molti coup de théâtre provocati dagli abiti dei due interpreti, disegnati e realizzati da Mie Kawamura, che cambiano tonalità alla bisogna, dal funereo nero al rosso della passione. E’ uno spettacolo che affascina ed emoziona grazie soprattutto alla ieraticità di Saburo, al suo affrontare la tragedia con quel distacco orientale ricco di significati e alla morbidezza dei gesti di Rihoko che si fanno raffinata scrittura coreografica.

Aurora Marsotto


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