AMICI DELLA SCALA


Per i quarant’anni dell’Associazione Amici della Scala Per i quarant’anni dell’Associazione Amici della Scala la mostra INCANTESIMI alle sale degli Arazzi di Palazzo Reale.

Con una mostra alle Sale degli Arazzi di Palazzo Reale si celebrano sino al 28 gennaio 2018, i 40 Anni dell’Associazione Amici della Scala creata da Anna Crespi Morbio che ha sostenuto l’iniziativa. Sulla scia dei celebri salotti milanesi otto e novecenteschi, gli Amici della Scala sono diventati, sotto l’abile e instancabile guida della padrona di casa, un punto di riferimento della musica e della danza milanese. Negli anni, anche cambiando indirizzo, è rimasto intatto il calore del ritrovo, dell’incontro aspettato e ancor più gradito quello inatteso. Tutti i più celebri personaggi scaligeri vi hanno portato il loro contributo e con i soci hanno ampliato conoscenze e discussioni, sale indispensabile della cultura. Con la Mostra Incantesimi curata da Vittoria Crespi Morbio, storica della scenografia teatrale, si offre al pubblico un itinerario affascinante tra costumi, video e riflessioni. Vengono presentati gli anni d’oro della lirica, quelli del duello Callas-Tebaldi, quelli della danza sublime della coppia Fracci-Nureyev, ma vi ritroviamo anche Fiorenza Cossotto, Boris Christoff, Marylin Horne, Montserrat Caballé. Il percorso, illuminato in modo suggestivo, si dipana per quattro sezioni dagli anni ’30 ai giorni nostri e sottolinea l’importanza della tradizione sartoriale teatrale italiana. Da notare anche le sperimentazioni su tessuti e forme che segnano il cambiamento d’epoca. Ventiquattro i costumi presentati, restaurati dall’Atelier Brancato, intervallati da video che ripropongono al pubblico il momento della performance. E così il gioco dei rimandi, reali e rappresentati, si trasforma in un incanto modulato che strega lo spettatore e lo porta a rileggere con attenzione, il lavoro degli artefici stilisti e scenografi, tutti nomi di primo piano come Nicola e Alexandre Benois, Caramba, Zeffirelli, Tosi, De Nobili, Piero Zuffi, Anna Anni, Pier Luigi Pizzi, Georgiadis, Luisa Spinatelli, Emanuele Luzzati, Ezio Frigerio, Gabriella Pescucci, Versace, Squarciapino, Lagerfeld.


GIORGIO STREHLER


Giorgio Strehler Giorgio Strehler

Non è riuscito, per una manciata di giorni a vedere il “suo” Teatro, quello di Largo Greppi a Milano, quello che finalmente poteva ospitare più spettatori e spettacoli registicamente più complessi e che offriva, all’ingresso, quella “scatola magica” dedicata ai più piccoli, ai quali aveva dedicato il bellissimo Storia della bambola abbandonata. E da quel grande spazio, che da allora porta il suo nome e dove si respirano le sue parole “Il teatro è……esercizio spirituale e fisico…” , si dipanano i due mesi di ricordo per il regista Giorgio Strehler, morto a Lugano il 24 dicembre 1997. E proprio la prossima notte di Natale, come chiusura delle molte manifestazioni, si proietterà sulla facciata di Palazzo Reale (nel pomeriggio ci sarà all’interno un incontro conclusivo) la sua lettura dei Memoires di Carlo Goldoni. Autore amatissimo con Cechov del quale il regista Dodin ha riproposto da poco la sua versione di Il Giardino dei ciliegi, ma quello celeberrimo e splendido con la regia di Strehler, e altri suoi 10 titoli, è possibile vedere in video al Chiostro Nina Vinchi di via Rovello. Due mesi di itinerario tra la via Rovello e i due spazi di Largo Greppi, ricchi di mostre incontri e spettacoli, aiutano a percorrere cinquant’anni di storia milanese, di godere di grandi interpretazioni, Valentina Fortunato, Tino Carraro, Giulia Lazzarini e di respirare ancora o di scoprire quell’aria teatrale che era una delle caratteristiche culturali della Milano di quegli anni. E’ il momento del suo forte sodalizio con Paolo Grassi , quello delle sue regie scaligere che si intrecciavano con la scoperta di Brecht, poi delle sperimentazioni, sempre misurate sulle qualità e sui difetti dell’uomo, istrione del suo tempo. Ma frequentando il Piccolo Teatro Strehler, il più disinvolto Teatro Melato e lo storico Piccolo di via Rovello, riesce facile immaginare Strehler ancora tra noi, con le sue bizze e le sue genialità, scrutare soddisfatto i tanti giovani che si accalcano al botteghino e i giovani attori che escono dalla Scuola.

www.piccoloteatro.org


PRIMA ALLA SCALA


Prima della Scala. Per la Prima alla Scala un Andrea Chènier di Umberto Giordano, diretto da Riccardo Chailly.

Dopo 32 anni torna alla Scala, con la direzione di Riccardo Chailly e per la Prima di Sant’Ambrogio “Andrea Chénier” di Umberto Giordano. Un’opera verista con alcuni momenti romantici. La sua impalcatura musicale è molto elaborata (Mahler ne fu entusiasta) anche se non si avverte e sembra scomparire tra le voci. Resta una creazione di fine Ottocento, eseguita e sempre apprezzata. La bacchetta di Chailly merita un elogio e così va detto alla regia di Mario Martone, anche se le scene di Margherita Palli hanno aiutato podio e sguardi (forse il finale, con quel bianco su cui risaltava la ghigliottina, poteva essere migliorato). Il tenore Yusif Eyvazov, che interpretava il poeta Chénier, ha avuto una buona dizione e una notevole capacità nei legati; Anna Netrebko, soprano nelle vesti di Maddalena, è stata brava nella parte e nei filati, in quegli assottigliamenti della voce che ormai sono sempre più difficili da ascoltare. I grandi assenti erano i politici. Quei pochi che si sono visti non hanno soddisfatto le aspettative, anche perché l’inno di Mameli era forse preparato per le alte istituzioni della Stato. Così anche la protesta della piazza, che fa parte della Prima, non ha potuto trovare un suo ruolo. Dopo la prima ora, mentre era in corso l’ingresso degli spettatori protetto da forti schieramenti di polizia, i protestatari hanno levato le tende e gli altoparlanti. Non erano numerosi i politici annunciati e quindi si sarebbe gridato contro un ristretto manipolo dei loro rappresentanti.


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