WINEBOOK


È uscito per i tipi di “Degustare il Vino. Un intima questione”. Di Maria Cristina Francescon É uscito per i tipi di Aliberti: «Degustare il vino: un’intima questione » di Maria Cristina Francescon.

Tra miti, leggende e realtà consolidate la storia del vino attraversa i secoli e trova oggi anche una collocazione più profonda nel rapporto che sa instaurare con il suo degustatore. Ci pensa a porgerlo al lettore e ad analizzarlo, con una certa provocazione, Maria Cristina Francescon con il volume “Degustare il vino, un’intima questione” edito dalla Compagnia Editoriale Aliberti, pagg. 90,  € 12. Brevi e puntuali annotazioni introducono, anche i meno esperti, ai segreti del vino e delle sue varie tipologie, a conoscerne le varietà autoctone delle nostre regioni, sino alla degustazione esperta. Un libricino, veloce, piacevole e viene da dire: da degustare. E’ un excursus nel mondo dell’enologia contemporanea che invita a interpretare intimamente il rapporto tra il generoso nettare e chi lo sceglie. Infinite le motivazioni che lo sollecitano, e non da ultima, l’emozione provocata dai sensi. Si instaura così quella forte complicità che porta a prediligere certe sfumature, certi contrasti e ad allontanarne altri, sempre in ossequio alle parole di Michele Psello, coltissimo bizantino, nato a Costantinopoli e vissuto attorno all’anno Mille. Nel suo celebre encomio leggiamo “Il vino rallegra il cuore, incita alla gratitudine, muove al canto, genera commozione e richiama le lacrime che rendono propizio Dio”.

https://www.aliberticompagniaeditoriale.it/libro/9788893232845


ATTILA


Una Prima tutta politica quella di Attila questa sera alla Scala. Una Prima tutta politica quella di Attila questa sera alla Scala.

Si sa che “Attila” di Verdi, per diverse ragioni, è diventata subito un’opera politica. Anzi fu la colonna sonora del tempo che precedette le cinque Giornate di Milano del 1848 (ebbe, alla Scala, 31 repliche nel 1847). E tale si è rivelata la sera di sant’Ambrogio, all’inaugurazione della stagione del nostro massimo teatro. Quando il presidente Sergio Mattarella si è affacciato al palco reale, prima che iniziasse l’inno di Mameli, il pubblico gli ha tributato una vera ovazione: il più lungo applauso della serata. Gli italiani, forse preoccupati dai novelli Attila della politica (che possono portare anche la cravatta), hanno chiesto al presidente di curare quella patria cantata in tante arie dell’opera. Non è un mistero: ogni giorno nell’Italia attuale dichiarazioni dei membri del governo creano insicurezza, timore, persino paura. La prima è stata degna della Scala. Un eccellente Chailly e una regia che ci è sembrata adatta a quest’opera sono stati affiancati dai tre uomini Attila, Ezio, Foresto (rispettivamente Ildar Abdrazakov,  George Petean e Fabio Sartori) con buone voci e applaudite prestazioni. Odabella, intorno a cui tutto gira, era Saioa Hernandez: qualche vena acidula qua e là ma tutti gli acuti erano al loro posto.


FLAMENCO


Al Teatro Strehler di Milano, serata anteprima del Milano Flamenco Festival con Al Teatro Strehler di Milano, serata anteprima del Milano Flamenco Festival con Emanuel Linao.

In una manciata di minuti il talentuoso Emanuel Liňao ha incantato il pubblico accorso numerosissimo al Teatro Strehler di Milano, per l’unica serata-anteprima del Milano Flamenco Festival, che si svolgerà dal 24 al 30 giugno prossimo. Accompagnato dalla chitarra di Manuel Valencia dal tocco limpido e dal cantaor David Carpio, Liňao ha presentato un compendio della creazione flamenca di grande impatto teatrale. Lo spettacolo, mai frammentario ma sapientemente costruito come un one men show, è ricco di colpi di scena che si susseguono numerosi e calibrati ad arte. Liňao, enfant prodige e pluripremiato coreografo per numerose compagnie internazionali, qui regala al pubblico il suo processo creativo che parte da una esibizione tecnica di altissimo livello per poi sfogliare l’album della storia del flamenco con interessanti interpretazioni di movimenti che ricordano celebri artisti a sottolineare l’importanza dell’eredità artistica nel processo. Si avvale in questo percorso di una essenzialità scenica sapientemente costruita, minimal, ma a tratti anche esplosiva come quando appare trasformato con uno strepitoso abito bianco  con lunga coda dove in pochi minuti dà lezione di ventaglio e movenze femminili. Ma Liňao buon didatta – ha condotto prima dello spettacolo un seminario per aficionados all’Associazione Punto Flamenco di Maria Rosaria Mottola- sa rientrare nei ranghi velocemente  per un finale più intimo dove sofferenza e gioia si stratificano in un crescendo contagioso. 

Aurora Marsotto


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