FILOSOFI OGGI


Per i tipi di Einaudi è uscito di Justin E. H. Smith "Il filosofo. Una storia in sei figure". Per i tipi di Einaudi è uscito di Justin E. H. Smith “Il filosofo. Una storia in sei figure”.

Chi è oggi un filosofo? A una simile domanda viene da sorridere pensando alla nostra epoca che di filosofi sembra essere stracolma, anche se scarseggia di idee. Qualche decennio fa bastava farsi crescere la barba per essere creduti dei pensatori; poi si definirono in tal modo anche i professori che insegnavano questa o quella disciplina considerata filosofica (Schopenhauer, non a caso, si augurava “Una moria di bestiame accademico”), e ora tocca ai giornalisti. Filosofi inoltre sono considerati taluni comunicatori, tutti gli uomini di scienza, qualche manager, gran parte dei poeti, i cantanti e anche taluni comici; anzi si potrebbe dire che ognuno è ormai in grado di scegliere il modello che fa al caso suo.
Per questo, e per la tristezza che suscitano i festival di filosofia insieme alle pagine dei giornali che cercano di trattarla, vale la pena meditare sul libro di Justin E. H. Smith “Il filosofo. Una storia in sei figure”, appena uscito da Einaudi (pp. 240, euro 28). In esso si prende atto che negli ultimi due millenni e mezzo i filosofi hanno, a seconda dei tempi e delle tendenze, incarnato la figura del saggio, del curioso, dell’asceta, del polemico, del mandarino e anche del cortigiano. In quest’ultimo caso, vale la pena ricordare l’edonista Aristippo di Cirene che era strapagato dai potenti e si gettava volentieri ai loro piedi. Riferisce nelle “Vite dei filosofi” Diogene Laerzio che durante una traversata di mare ci fu burrasca e Aristippo cominciò a tremare abbracciando l’albero maestro; i marinai lo canzonarono, ma egli diede una risposta da vero filosofo: “Non è per un’anima eguale che io e voi temiamo la morte”.
Il libro di Justin E. H. Smith è sapiente e mai banale e vi invita a riflettere su una figura che comincia a trasformarsi in ricordo. Del resto, un filosofo che non sa condizionare la politica o che non crea tendenza tra le idee del suo tempo, che cos’è? La risposta ve la risparmiamo, ma ognuno di voi può trovarla. Magari facendosi aiutare proprio dalle pagine di Justin E. H. Smith.
(at)

http://www.einaudi.it/libri/libro/justin-e-h-smith/il-filosofo/978880623187


ROBERTO BOLLE


"Roberto bolle, L'arte della Danza". Un film di Francesca Pedroni. “Roberto bolle, L’arte della Danza”. Un film di Francesca Pedroni.

Tre luoghi carichi di fascino eterno: l’Arena di Verona, Pompei e Caracalla fanno da palco e involucro scenografico al film di Francesca Pedroni: L’Arte della Danza. Protagonista Roberto Bolle e la sua compagnia Bolle and Friends che l’estate scorsa ha portato il suo spettacolo anche in questi tre spazi speciali. Il documentario è prezioso per le riprese. Dai primi fotogrammi si intuisce subito che dietro l’obbiettivo c’è una esperta di danza, qual’è Francesca Pedroni, da anni critico e docente di storia della danza. Finalmente è possibile godere di spezzoni, brevi brani o più lunghe performances colti negli attimi migliori, senza lungaggini sul pubblico o alti primi piani che ci negano – vedi le riprese televisive – i momenti più arditi di una esibizione. E accanto a Roberto Bolle brilla Nicoletta Manni, prima ballerina del Teatro alla Scala, preziosa sua partner ricca di scintillante tecnica. Immagini delle esibizioni e del dietro le quinte di questo gruppo di artisti giunti dalle compagnie di danza oggi più interessanti, da Amburgo, Dresda, New York, San Francisco si rincorrono, giocando in velocità, simpatia e freschezza in un programma improntato dal classico e al neoclassico secondo i canoni della perfezione. E dal film al palcoscenico è un gioco al rimpiattino caro a Roberto Bolle in questi giorni in scena al Teatro Arcimboldi di Milano sempre con i suoi Bolle and Friends, prima di entrare nelle ultime prove di Romeo e Giulietta, titolo a lui molto caro e che sostituisce la nuova Coppelia di Bigonzetti nell’apertura, il 20 dicembre, della stagione ballettistica alla Scala. Ma siccome agli Arcimboldi (20-30 novembre) è stato sold out, altre 2 date in gennaio sempre agli Arcimboldi, per la compagnia di Bolle, 28 e 29 gennaio. Da segnalare grande serata di danza agli Arcimboldi. Bolle non si è risparmiato in quattro brani e di questi sottolineiamo lo splendido Proust danzato con un alter ego di grandissima qualità, lo scaligero Timofej Andrijashenko e il sempre divertente duo con Alicia Amatriain, ricco di intelligente humor. Poi ha incantato la leggerezza di Danil Simkin e la sicurezza di Osiel Gouneo. Ma tutti gli altri sono da ricordare per la grandissima prova donata al pubblico: Nicoletta Manni, Maria Kochetkova, Anna Tsygankova, Elena Vostrotina e Christian Bauch.


LA MORTE DI FIDEL


Si è spento a Cuba all'età di novant'anni Fidel Castro. Si è spento a Cuba all’età di novant’anni Fidel Castro. Per Papa Francesco “una triste notizia”.

Se per Papa Francesco la morte di Fidel Castro è una “triste notizia”, a Miami gli esuli cubani hanno esultato per le strade. I politici italioti si sono divisi, senza dire nulla di rilevante. Comunista dopo essere stato guerrigliero, figura discussa e discutibile della storia del Novecento, Fidel era l’ultimo padre di una Rivoluzione che la storia avesse conservato. Novant’anni compiuti, per taluni dittatore che ha usato la violenza senza soverchie problematiche, per altri il mitico compagno di Che Guevara, per i comunicatori un leader molto fotogenico. Con lui muore anche l’idea che la politica possa governare la finanza e dettare le condizioni economiche. Nel nostro “democratico” presente al contrario, la storia pensa e agisce in termini opposti. Oggi sono i finanzieri i veri governatori del mondo, rivoluzionari e/o conservatori allo stesso tempo, a seconda dei propri interessi. Ma in questa faccenda Fidel non c’entra: appartiene ad un’altra storia, come avrebbe detto Kipling.


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